Ci ha messo un po’ a carburare: e Claudio ...


Ci ha messo un po’ a carburare: e Claudio Amendola e il vecchio Tommasino e i «celentani» (gli auricolari che cozzavano contro il microfono) e Pippone Baudo («en attendant Fiorellò») e l’acqua per ristabilire la salivazione e infine Gianni Morandi, evvai Fiore! Se Morandi è uno dei cavalli di razza della premiata scuderia bolognese di Bibi Ballandi, Fiorello è l’astro nascente, può contare su un gioco di squadra non indifferente. Ha saputo domare la sua scomposta energia, è stato così umile da rimettersi in discussione, da provare e riprovare prima di andare in onda (sotto la guida di Giampiero Solari), tanto da conquistarsi il diritto del nome a caratteri cubitali. Chi lo voleva relegato all’eterno ruolo di animatore da villaggio vacanze adesso si sarà certo ricreduto perché Fiorello è l’unico, per ora, che riesce a mantenere il vita il varietà classico, duettare con gli ospiti, imitare, mettersi in gioco, stendere un tappeto musicale a Carla Fracci.
Il difetto sostanziale di «Stasera pago io» sta nella durata che lo fa diventare, per necessità, uno spettacolo interminabile. Invece di sparare i fuochi d’artificio in un paio d’ore, Fiorello è costretto alla maratona, a dilatare i tempi, a dare spazio alle telepromozioni, a fare un po’ di radio con l’imitazione di Baglioni e Guccini (strepitosa).
Radio? Ma sì, ha rifatto persino l’uccellino della Rai e «Tutto il calcio minuto per minuto», sigla compresa. E poi Ciotti, Luzzi, Ameri. Fiorello c’è, eccome.