Fiorello parte bene Riuscirà a durare?

C'era un sottofondo d'ansia, nella disinvoltura trascinante di Fiorello, presentatosi di nuovo al grande pubblico di Raiuno per confermare un meritato successo di simpatia: sabato sera, nella lunga esibizione che lo ha visto in scena ininterrottamente dalla 20,40 alle 0,15, in Stasera pago io, Fiorello mostrava la determinazione di chi ha qualcosa da provare, la tensione di un record da raggiungere, di una vittoria da conquistare. E, al di là del lussuoso bottino Auditel (il programma ha ottenuto nella prima parte, dalle 20.54 alle 22.40, il 32.02% di share con 8 milioni 152 mila telespettatori e nella seconda parte, dalle 22.45 alle 24.15, il 43.10% di share con 7 milioni 92 mila telespettatori) il suo programma sembra voler competere per la durata, in un ipotetico Guinness della prolissità: così come accade del resto da qualche tempo, considerando che il film per il cinema in due decenni ha raddoppiato (da un'ora e mezza alle tre) e che gli spettacoli televisivi, per non "sganciare" gli spettatori e incatenarli ai messaggi pubblicitari, tendono a dilagare sino a notte fonda, in una improbabile gara di resistenza che impegna non solo gli artisti ma anche il pubblico stremato. Lungo, lunghissimo, lo spettacolone di Fiorello: ma eccezionalmente positivo per la misura, l'assenza - al novanta per cento - di provocazioni e battute grevi (e di queste alla fine Fiorello si è scusato abilmente), la varietà degli ospiti e, soprattutto, per la versatilità di cui il protagonista ha dato prova, misurandosi con gli ospiti secondo un intelligente adeguarsi ad ognuno - come con Carla Fracci, con Céline Dion - e prodigandosi in imitazioni, battute, monologhi - una volta tanto ben scritti - canzoni e interventi comici, in una panoramica stupefacente per vivacità e brio. Cosa ne dirà la signora Ciampi, interpellata da un ansante Fiorello, nell'ora delle fate, perché desse il suo giudizio? E cosa ne diranno (ma li immaginiamo festanti) presidente della Rai e direttore generale, che ora va di moda invocare, citare e ringraziare in ogni programma, come numi tutelari? Una volta di più, tuttavia, carta vincente è stata la musica: i duetti - qui divenuti anche trio, con Fiorello che si misurava frenetico con Jovanotti e Morandi, «Mi fa impazzire!» - e le imitazioni dei vari cantanti, con divertenti giochi surreali. Ha vinto la padronanza della scena, la capacità di improvvisare o di darne l'impressione con scioltezza, la prontezza dei riflessi nel cogliere gli spunti. Non è mancato persino il momento-verità (ben recitato?) della signora in platea colta da malore, ma solo un pochino: per dare il senso, anche al pubblico a casa, di una partecipazione totale, di un "esserci" che era forse l'attrazione maggiore della serata. Con l'augurio, a Fiorello, di saper "tenere" sino alla fine la tensione non facile di questa prima clamorosamente riuscita.