Fiorello soffre le briglie del copione

Norma Rangeri

Le riflessioni più interessanti, almeno un paio, Fiorello le ha fatte fuori dal copione di Stasera pago io (Raiuno, sabato, 20,50), quando, nei giorni scorsi, parlando con i giornalisti, ha promesso che, dopo il programma, lascerà la tv per un po' «perché chi fa il mio tipo di lavoro, monologhi e numeri vari, ha bisogno di sei-sette mesi per ricaricarsi e scrivere un nuovo repertorio. Starò lontano, anche dalle ospitate». Saggia decisione, quest'anno tra spot e apparizioni varie ha fatto il pieno. Poi ha detto, in netta controtendenza con l'attuale andazzo nel mondo della tv, che «meno donne scosciate ci sono e meglio è, perché si può fare spettacolo anche senza vedere le tette». Come dire che non esiste solo lo stile Panariello. Quanto a «Stasera pago io», seconda edizione, lo show è iniziato sotto i migliori auspici dell'auditel (8 milioni, uno share intorno al 30 per cento). Confortato da un nutrito gruppo di autori (Solari, Baldini, Cassini, Bozzi, Rubino), dopo la prima ora di ansia che gli seccava la gola, Fiorello ha ritrovato la consueta scioltezza. Ha cantato, raccontato, duettato (con Morandi e Jovanotti), e anche ballato con un mostro sacro della danza come Carla Fracci (giusto qualche passetto per scherzare), senza rinunciare alla battuta («ma pesa tre etti!»).

Nulla è cambiato (stessa scenografia e orchestra) dal modulo della precedente stagione: Fiorello, gli ospiti e un fitto copione. Ne ha sofferto l'improvvisazione, il programma appare più scontato nei lunghi monologhi, che Fiorello esegue con diligenza (per esempio quello sui vecchi telecronisti radiofonici di «Tutto il calcio»). In questi giorni si è tornati a parlare della tv di Renzo Arbore, improvvisata all'80 per cento, e proprio da lì bisognerebbe imparare. Gli autori sembrano indulgere molto alle citazioni del passato (la Cinquecento, il calcio in bianco e nero, il paese, il bar, l'infanzia...) come se Fiore fosse un sessantenne. In fondo è uno splendido quarantenne.