Il bravo Fiorello supera la Corrida ma anche il confronto con se stesso
Donatella Cuomo
Bravo, bravo, bravo, Fiorello è bravo. È non perché sabato sera, su Raiuno, ha superato il confronto con la Corrida, in contemporanea, su Canale 5, ma perché ha superato il confronto con se stesso, dimostrando che quello dello scorso anno non era un successo occasionale. Non era facile, per Rosario Fiorello, sdoganarsi dal passato di animatore da villaggi turistici e proporsi in una veste di enterteiner a tutto campo, lavorare con umiltà e saggezza raggiungendo una maturità artistica che tenesse conto della sua vera attitudine allo spettacolo. Fiorello non è presentatore ma sa condurre uno spettacolo, giocando con gli ospiti; non è comico, ma ha la battuta pronta; non è cantante ma, quando ha il microfono in mano, sa piacevolmente attirare l'attenzione degli spettatori. Tutte queste energie «non specializzate» che, per lungo tempo, hanno fatto di lui un talento vago e inespresso, grazie agli autori, a un duro lavoro di prove, a una organizzazione sicuramente di altissimo livello, sono state convogliate in maniera esemplare nel suo «Stasera pago io». Il rischio di quest'anno era, però, maggiore di quello dello spettacolo della passata stagione, le critiche sarebbero state dietro l'angolo, ma non c'è bisogno di alcun commento negativo per uno spettacolo che, anche nella formula scelta, dimostra come le idee valgono. Finita la maniera stucchevole di presentare gli ospiti, Fiorello interagisce con ciascuno di essi, tutti collaborano e, in fondo, si divertono pronti a smettere i loro abiti «istituzionali». È stato così per il pezzo – splendido – di Carla Fracci, con la quale, usando un dignitoso rispetto, Fiorello ha finito col duettare a modo proprio, è stato così con Celine Dion che, di buon grado, si è prestata, e così con Jovanotti, parodiato senza pietà. Per non parlare dei nuovi vezzi e tormentoni che, prima o poi, verranno fuori, come è stato l'anno scorso con Franco Califano, preso di mira per tutte le puntate. Certo magari se non ci fosse il problema della concorrenza da (ab)battere, lo spettacolo potrebbe essere meno lungo e più concentrato, ma alla fine scorre liscio, con Fiorello come Figaro, che corre qua e là, senza mai sfigurare e sempre brillante. E, a conti fatti, non c'era proprio bisogno che Fiorello, a inizio spettacolo, si scusasse per la scritta a caratteri cubitali che campeggiava dietro le sue spalle: se l'è guadagnata tutta per intero e per esteso.