Dopo
il trionfale ritorno di «Stasera pago io» e alla vigilia della seconda puntata,
il mattatore tv racconta: gli inizi, la crisi, il rilancio
Fiorello: ora vinco, ma
rischiavo il baratro
«La cocaina è stata una malattia. Mi ha salvato il ricordo di mio padre: lui combatteva i trafficanti»
Barbara Palombelli
ROMA - «Mi preoccupa, il tuo
arrivo... Mi preoccupano tutte le copertine, le interviste, il coro dei giornali
che parlano bene del programma. Mi cerca Roberto Benigni per i complimenti,
l’amico-rivale Gerry Scotti mi chiede scherzando di non fare troppo ascolto,
"sennò mi mandano a casa, con tutta la Corrida". Sono sull’orlo del
baratro. Mancano ancora cinque puntate, e la seconda è la più difficile. Va
tutto bene, ma al punto in cui sono basta un piccolo errore, un punto in meno di
"share"... e può succedere il disastro. Mamma mia, che paura». Tarda
mattinata di ieri, a Cinecittà, nel camerino di Rosario Tindaro Fiorello, «ero
così scuro, appena nato, mamma mi dette prima il suo nome e poi quello della
Madonna Nera». Incontro il ragazzo più amato della tv mentre sta invitando un
giovane falegname down alla prova generale dello spettacolo, «so far bene
Renato Zero, sono un attore, mi aiuti per un provino?», chiede il piccolo
ammiratore. E lui risponde, con dolcezza: «Magari, quando meno te lo aspetti...
il miracolo arriva».
Il miracolo Fiorello è una storia a puntate, proprio come gli show di Raiuno.
La prima è ambientata in Sicilia, ad Augusta, dove abitano i genitori Nicola e
Rosaria. Lui è radiotelegrafista e marconista, appuntato della guardia di
finanza. «Bellissimo, un mix fra Clarke Gable e Domenico Modugno» dice, mentre
mostra una foto del padre, scolorita dagli anni e dalla nostalgia. Il 16 maggio
del ’60, alla vigilia del boom economico, nasce il primogenito Rosario (seguiranno
Anna, Catena, in onore della Madonna della Catena, e Beppe, anche lui nel mondo
dello spettacolo), che oggi ricorda gli anni dell’infanzia con immagini
simboliche: «Noi bambini entravamo di nascosto nella base della Nato, c’era
un buco nella rete, eravamo affascinati dai militari americani, facevano un
gioco stranissimo, che era poi il baseball, e bevevano lattine di Coca Cola,
mentre da noi allora in scatola c’erano solo i pomodori. Una volta riuscimmo a
rubare una mazza, un guantone, una palla, senza farci scoprire. Ma il
divertimento preferito era farci risucchiare dal mulinello degli elicotteri a
due pale. Uscivamo dai cespugli, saltavamo e volavamo in aria, anche per due
metri, eravamo leggerissimi. Erano gli anni dei sogni e delle cambiali. Vivevamo
di cambiali: rivedo mio padre che firma interi fascicoli, seduto al tavolo della
nostra casa in affitto... che poi è il motivo per cui mi angosciano i debiti.
Papà che guida la vecchissima Ford Taunus usata e rimessa a posto con le sue
mani e mi porta nella sua piccola sala radio, io che resto solo, spingo il tasto
rosso e comincio a cantare... avrò avuto nove anni, subito una vociona risponde:
bambino che canta sulla banda quattro, che succede? E lo rivedo la sera, quando
papà chiudeva i collegamenti con il suo Alt, in codice: Alfa-Lima-Tango».
La seconda puntata della storia è accelerata dal ritmo del successo: dopo 14
anni di lavoro nei villaggi vacanze della Valtur, «dove tutti mi dicevano, a
fine stagione: sei sprecato, sei bravo, dovresti fare radio, televisione», il
grande salto verso Milano. Prima Radio Dj, poi il karaoke, la striscia delle 20
su Italia 1 che fece cantare e impazzire le piazze italiane. Papà Nicola è
morto all’improvviso nel ’90, proprio mentre Rosario partecipa come
conduttore radiofonico al suo primo festival di Sanremo: «Urlai, guardando il
mare dalla finestra dell’albergo, quella notte. Ero disperato». Ma la corsa,
ormai è iniziata. A 30 anni, il ragazzo con il codino conquista in modo
trasversale un pubblico di vecchi e di giovani, di uomini e di donne: «Non
c’era politico, di destra o di sinistra, che non mi volesse alle sue
manifestazioni. Capii subito che, se volevo restare un artista, non dovevo
schierarmi. I ragazzi si legavano i capelli, io imitavo i cantanti e loro
imitavano me, non riuscivo a fare un metro senza firmare autografi, arrivarono
mille proposte. L’onda del successo durò un paio d’anni, poi mi travolse,
accettavo tutto, anche le serate sbagliate, intanto i soldi cominciavano a non
bastare, arrivarono i flop, i fallimenti, i telefoni che non squillavano più».
Arriva anche la droga. Pesante. «Cocaina. Per me è stata una malattia. La
cocaina è il diavolo, ti illude di non essere solo, ti convince di essere il più
forte. Tanti la prendono, tantissimi. Nessuno lo sa, nessuno li scopre. Avevo
milioni di spettatori, avevo tante donne, avevo tutto, quindi non ho alibi, sono
più condannabile di altri. Qualcuno, sui giornali, mi fece passare quasi per un
narcotrafficante. No, ero solo caduto in un tombino, forse nel momento del
massimo benessere. Ma pochi sanno quanto è triste trovarsi da soli, dopo la
serata, in una camera d’albergo, con due guardie alla porta. Ne sono uscito
grazie a lui (indica di nuovo la foto in bianco e nero, ndr ), non potevo
tradire mio padre, uno che si batteva contro il traffico di droga, uno che ci
aveva insegnato: "Ricordatevi che un uomo onesto cammina tutta la vita a
testa alta"».
Rosario rientra in tv grazie a Costanzo: «Gli raccontai la mia storia, lui mi
aiutò a riprendere, piano piano, un ruolo. Era il ’96, eravamo grassi e ci
divertivamo insieme, così diversi. Eppure, in molti diffidavano di me. Non ero
un vero conduttore, non ero un cantante, facevo le imitazioni... Per fortuna, in
quel periodo, nella mia vita era arrivata Susanna: lei è diventata il mio punto
di forza, la mia famiglia, il mio migliore amico. Ero di nuovo sereno». Il
pubblico delle tv, intanto, ritrova il ragazzo del karaoke in compagnia di un
cane meraviglioso, un pastore scozzese border collie di nome Shonik, nero
macchiato di bianco e molto tenero. Insieme, i due sembrano davvero amici e
recitano in uno spot molto amato. L’effetto cane, prodigioso, prepara il lieto
fine. Che è firmato dall’impresario bolognese Bibi Ballandi. «Fu lui a
rifare il mio nome in Rai. Lo presero per pazzo. E lui li sfidò: "Mi
assumo la responsabilità del sabato di Fiorello"».
Adesso festeggiano insieme. E tramano, pensano, studiano sorprese. Domani sera,
per esempio, Fiorello dovrebbe duettare con Liza Minnelli. E poi ci sarà un
ospite nascosto tra il pubblico. Un ospite invisibile. «Di più non posso dirti.
Saranno in pochi ad accorgersi di lui, o di lei. Se sapessi quanto mi divertono,
questi scherzi...». Andiamo a mensa. E Rosario rifà le sue imitazioni più
divertenti, da Nanni Moretti a Ignazio La Russa, fino al direttore generale
Agostino Saccà: «Con la sua voce offrivo programmi a tutti, ci cascavano come
pere. Al punto che quando il vero Saccà offrì il dopofestival a Francesco
Giorgino, lui gli attaccò il telefono pensando che fossi io...».