Alla festa di Fiorello manca solo Nicola

Tiberio Fusco

E' siciliano di Augusta (Siracusa), il 16 maggio compie 42 anni; lavora a Roma, ma il suo cuore è rimasto a Milano. Chi è? Fiorello (nella foto), naturalmente, il piccolo eroe del varietà che da alcune settimane su Raiuno (e l'appuntamento si rinnova anche stasera) rallegra il sabato degli italiani.
«Sì, il cuore a Milano. Non a caso — dice lo showman — tifo per l'Inter. Ma, dato che vivo nella capitale, simpatizzo anche per le squadre romane. Quando stavo a Milano, frequentavo il chioschetto di fronte alla Rai, in corso Sempione, dove mangiavo panini e bevevo una birretta in santa pace. Spesso ci veniva anche Jovanotti».
E' vero che lei è bravo pure in cucina?
«Solo nei primi piatti. Gli amici vanno pazzi per la mia pasta con le zucchine e la pancetta affumicata. Un'altra mia grande passione sono le moto, il mio debole. Ora ho una splendida Bmw, grossa, potente. Ci ho portato anche Matt Damon quando era a Roma. La scusa era parlare di lavoro. Ma, in realtà, i nostri giri erano soprattutto gastronomici».
Ha nostalgia del codino?
«No. Ora ho qualche capello bianco, ma non vedo l'ora che aumentino. Mi dicono che brizzolato sono più affascinante. Così potrò anch'io bussare alle porte e stappare champagne come George Clooney. Il codino nasceva da un'esigenza fisica, per evitare che i capelli mi cadessero davanti agli occhi. Poi sono venuti i curatori della mia immagine, i quali hanno deciso che quello era un tratto distintivo».
Due estati fa, per colpa dello stress lavorativo, si beccò una gastrite e una duodenite. Tutto finito?
«La vita del personaggio televisivo è dura: sempre con il vincolo di audience, critica, del bisogno di fare meglio. Per fortuna ci sono gli affetti che ti salvano. Io ora ho un grande amore: Susanna (Biondo, figlia del proprietario dell'International Recording, una delle sale romane più attrezzate per il montaggio e doppiaggio dei film). E' bello tornare a casa e trovare una donna che ti vuole bene. Con Susanna, che ha già una bellissima bambina alla quale sono molto affezionato, Olivia, sono stato nella mia Sicilia a trovare genitori e parenti. Adesso anch'io, a quarantadue anni, vorrei diventare papà e chiamare mio figlio come il mio povero padre: Nicola. Vorrei avere una grande famiglia come la mia. Io ho amato molto mio padre. E' morto dodici anni fa, ma soffro ancora tantissimo. Lui era bellissimo, alto, magro, bruno, con i baffetti. Sembrava Clark Gable. Era nella Guardia di Finanza, ma cantava benissimo. Gli sarebbe piaciuto lavorare nel mondo dello spettacolo. Per questo era orgoglioso di me e mi ha spinto a fare questo mestiere. Gli devo molto».
E con i paparazzi come va?
«Poveracci, sono tutti amici miei. Da quando sto assieme a Susanna, non fanno più una lira con me. Le foto sono sempre le stesse. Se vogliono, mi metto pure in posa».
Cosa ricorda della sua gavetta?
«Cominciai da cameriere nei villaggi turistici. Poi fui promosso aiutocuoco. Nell'estate dell'82, quella dei Mondiali di calcio vinti dall'Italia in Spagna con i gol di Paolo Rossi, ero già barista e preparavo cocktail color bianco, rosso e verde. Quando vincemmo la finale con la Germania, iniziai a imitare Martellini ripetendo tre volte "Campioni del mondo!". Diventai animatore. Guadagnavo duecentomila lire al mese, più vitto e alloggio. Però gli applausi ricevuti equivalevano a tanti soldi».
Quali sono i suoi modelli di conduttore?
«Bibi Ballandi, il produttore dei miei spettacoli in Rai, dice che sono un artista a metà tra Walter Chiari e Johnny Dorelli. Quest'ultimo, in effetti, mi piaceva molto da ragazzo perché lo vedevo cantare una canzone di Frank Sinatra e improvvisare gag con Raimondo Vianello, un altro mio mito insieme a Gigi Proietti. Se un giorno, invece, dovessi condurre il Festival di Sanremo, mi piacerebbe essere una via di mezzo fra la tradizione di Pippo Baudo e l'innovazione che seppe portare Claudio Cecchetto, il quale presentò nell'81 in smoking e scarpe da ginnastica. Comunque, io non presenterò mai Sanremo finché Pippo respira. Ricordo che nel 1986 Baudo mi bocciò a un provino per Fantastico. Facevo l'animatore in un villaggio in Sardegna. Mi convocarono a Roma. Pensavo di avere svoltato. Mi esibii davanti a millecinquecento altri concorrenti. Ero sicuro di avercela fatta. Pippo mi fece entrare in un camerino e mi disse: "Sei bravo, ma non ti prendo. Sei lungo, non puoi fare il presentatore perché ci sono già io". Mi ha detto che farà Sanremo fino a quando potrà pettinarsi. Lui è unico: un uomo che ha come parrucchiere Harry Potter; uno che a scuola all'appello rispondeva "Presento!"; il solo che fa l'amore con Katia Ricciarelli».
E' vero che per la sua partecipazione a Sanremo ha guadagnato centottanta milioni di lire?
«Sì. Però adesso vorrei che qualche giornale pubblicasse il mio stipendio di vent'anni fa: duecentomila lire. Ciò significa che, se ce l'ho fatta io, ce la possono fare tutti, con molto impegno e lavoro. Indubbiamente, centottanta milioni costituiscono una cifra pazzesca. Ma non mi pagano solo per quello che faccio, ma anche per il passato in cui guadagnavo pochissimo; e per il futuro, quando forse nessuno mi chiamerà più».