La voce di Fiorello è lo strumento del grande successo

Lo sa anche lui, anche se ci ride sopra, ne è più che cosciente: Fiorello sta facendo qualcosa di più di un buon programma. Sta riportando ai fasti antichi un genere classico che, ultimamente, pareva destinato solo alla presa in giro, alla parodia, alla destrutturazione. Sta dando lustro al varietà, senza esagerare in lustrini. Sì, il grande merito di Fiorello è quello di aver immesso energia nuova in un canone antico, di aver saputo disciplinare le forze al servizio di un’idea di spettacolo, di aver avuto l’umiltà di imparare a conciliare istinto e copione. Per questo, la seconda edizione di «Stasera pago io» (Raiuno, sabato, ore 20.50, l’altra sera 8 milioni 774mila spettatori, 39.71%) è più importante della prima: il genere si esalta nella ripetizione non nell’exploit. Fiorello canta, e la sua abilità consiste nel non essere un cantante professionista. Fiorello imita, e la sua bravura consiste nel non essere un imitatore di professione (anche se la sua interpretazione di La Russa ha qualcosa di magico). Il canto e la caricatura, se mai, sono la sua «voce»; sono ciò che per Walter Chiari era la parola: lo strumento cioè per legare i vari numeri, dettare un ritmo, stabilire una cadenza di un varietà che oggi ha tempi esasperati. Come Chiari, parlando, riusciva a «cantare», così Fiorello, cantando, riesce a conversare, a imbastire discorsi. E se poi gli capita di duettare con Celine Dion o Joe Cocker riesce pure a cavarne momenti memorabili. Se poi gli capita di duettare con Venditti usa la cortesia di far sembrare grande anche Venditti. L’ex «cintura nera di karaoke» ha una presenza scenica e una tenuta non comuni; alle spalle una organizzazione che gli garantisce ospiti di livello; la consapevolezza che, almeno nello showbiz, nulla nasce per caso, ogni battuta è intrisa di sudore.