«Digiamolo», La Russa è un grande attore

Francesco Merlo

E invece Fiorello per la prima volta gli ha dato dignità umoristica, e ha messo in scena una satira all’italiana dove la vittima sembra un compare, perché davvero La Russa incarna quello stereotipo, davvero somiglia al fascista stupido e violento. E La Russa sa di somigliargli. Perciò rivendica e cerca l’ironia, per prendere le distanze da quel se stesso che Fiorello così bene strapazza. Un giorno di tanti anni fa ha dovuto scegliere: o ridere o cambiarsi i connotati. E ora confessa che solo la goliardia lo ha difeso in quella riserva indiana che fu l’estrema destra, e dice di avere una fede assoluta nel motto di spirito che, solo, dà alla politica una cinica franchezza, una crudezza e talvolta un’indecenza. Per esempio racconta che proprio per distinguersi da lui, e batterlo nel collegio di Milano nel 1992, il vecchio Servello fece stampare un milione di manifesti elettorali con la scritta: «Vota Servello, lui è serio».
E volentieri ora La Russa fornisce aneddoti su questa sua nuova identità che chiama «simpatia». Molti gli chiedono: «Quanto hai pagato?», e suo figlio di sette anni lo ha chiamato al telefono: «Papà,
digiamolo ». E tutti ora scoprono che anche La Russa è simpatico, «e persino Fiorello gli deve qualcosa», insomma che il loro è stato un duetto riuscito benché improvvisato. E forse tra i due c’è una solidarietà insulare, quella risata che permette di convivere con la distanza: capita ai siciliani di dover scegliere tra l’ironia e la tragedia. Ora La Russa racconta che lo fermano per strada e gli fanno l’elogio dell’ironia, si congratulano per la sua autoironia. Anche se ammette con un sospiro che neppure Fiorello gli ha risparmiato il pittoresco: «Certo, ha fatto la caricatura dell’uomo delle caverne, di un selvaggio di destra ossessionato dalla virilità», ma La Russa non vi ha mai visto la voglia di offendere, di ferire profondamente, di delegittimare e neppure di far perdere o guadagnare voti: solo di divertire.
Così la più riuscita delle irrisioni ha fatto giustizia di tutte le irrisioni patite. E fosse pure per qualche settimana Fiorello e La Russa hanno riconciliato la satira con la politica, hanno dato una lezione di gusto, di talento, di misura. Il pericolo è che La Russa, dopo essersi guadagnato un passaporto per la simpatia, ci creda un poco troppo, e che si convinca di aver scoperto, con la favola Andersen, il travaglio necessario al bello per «rivelarsi» dal brutto. Va dicendo infatti: «Che posso farci se sono simpatico?». Insomma il pericolo è che ora Gnazio chini il collo e davvero veda nell’acqua, anziché la solita sgraziata immagine del brutto anatroccolo, quella, digiamolo , del candido cigno.