"Stasera paghi te" a Lecce con i suoi personaggi
Da Califano a La Russa, in passerella le imitazioni che hanno reso grande l'ex
re del karaoke I PROTAGONISTI DELLO SPETTACOLO
Uno, Fiorello, centomila
Paolo Berizzi
Finalmente
paghiamo noi. Lui ha pagato tutto l'inverno - audience bulgara, gente per strada
che ripeteva tipo automa «ignazio» e «digiamolo», paginate di complimenti,
recensioni a colpi di violino, altro che karaoke - e ha pagato anche un po'
l'estate: a forza di fare la trottola si è incriccato una spalla e ha marcato
visita. Ecco perché paghiamo questa sera anziché il 27 luglio (Stasera paghi
te è in programma alle 21,30 alle Cave del Duca di Torrevecchia, Cavallino,
Lecce; per informazioni e biglietti 329.903.54.15). Succederà questo. Rosario
Tindaro Fiorello detto "Fiore" - o "Saro", come lo chiamano
gli amici siciliani - salirà sul palco accompagnato da undici musicisti veri,
professionisti costretti a saltare da May way rappata a 'O sarracino ad Alice (Francesco
De Gregori), magari tutto frullato insieme e soprattutto a una condizione: che
gli strumenti tacciano di colpo se il Nostro decide di fare il Califfo
sonnambulo a caccia di pecorino scaduto. A quel punto il pubblico, è successo
in tutte le tappe dello spettacolo, assisterà alla scena leggendaria (FiorelloCalifano
che assalta il frigorifero con appetito da lupo bulimico e sempre alla stessa
ora) e intonerà in coro Alle quattro (in romanesco trasteverino).
Poi accadrà il resto, tutto ciò che rende il Fiorello teatrale più
irresistibile del Fiorello televisivo: il ragazzo di Augusta - la cittadina nel
cuore della Sicilia dove è nato e cresciuto facendo nell'ordine: falegname,
becchino, muratore e dj - prenderà sotto braccio il fido Tommasino (Tommaso
Accardo, definito Ogm - oggetto geneticamente modificato, già visto in Stasera
pago io). Accanto al baffuto siciliano bonsai, con tanto di coppola, Fiore si
cucirà addosso tic, gesti e voce dei cantautori italici: Celentano (che sfuma
in Berlusconi), Baglioni, Vasco, Zucchero, Pino Daniele e, come no, Pavarotti.
È presente in scena, il tenore, grazie a un cartone ad altezza naturale che
viene trasportato da Tommasino. «È un "Fiorello and friends" - dice
Rosario - con improvvisazioni decise pochi minuti prima di andare in scena. Non
riesco a ripetere ogni sera lo stesso spettacolo, con battute sempre uguali».
Infatti. «In due ore e mezzo sul palco canto sei o sette canzoni (da
incorniciare Just a gigolò). Per il resto mi ispiro ai miei ricordi oppure
prendo spunto da quello che succede intorno a me».
La miscela picchia. Il nuovo Fregoli mette in pentola il suo passato e lo cucina
speziato: c'è il Fiorello di ieri, ragazzino pieno di brufoli che serviva
bibite alle turiste in topless, e quello dei villaggi vacanze che ha mollato la
Valtur per provare davanti a Pippo Baudo. Baudo, eccolo il pezzo forte dello
show: «Il mio primo impresario mi diceva: "Sarai il Baudo del Duemila".
Ma nel Duemila chi se lo poteva immaginare, lui è ancora qui, perché Pippo
c'era, c'è e ci sarà sempre. A Sanremo faceva tutto lui: ha scritto le canzoni,
le ha distribuite, ha fatto la lista degli ospiti...». Fiore invece fa Michael
Jackson e Ricky Martin: «Un, dos, tres...Un, due, tre, un passino avanti Maria:
ma se mi fossi presentato io con un testo così, dove mi avrebbero mandato?».
Poi Fiore avanza verso il pubblico, chiude un occhio, piega il collo, arroca la
voce ed ecco Ignazio: Ignazio La Russa. «Digiamolo...». Riguardo al
parlamentare dagli occhi di ghiaccio, "Saro" ha alcune convinzioni.
Per esempio che il suo cane si chiami Agamennone, il figlio Vercingetorige e la
moglie Alabarda. Tutte peculiarità che fanno di La Russa un «uomo vero». Mica
come Totò e Charlot, Carosone (perfettamente fotocopiato) e Berlusconi: «So
che il presidente del consiglio si sta clonando: la sua cellula, la "berluschina",
si è già comprata il microscopio». A questo punto della serata, vedrete, la
camicia e i pantaloni di Fiorello saranno un lago, perché il Ragazzo fermo non
sta: lui paga in sudore. A proposito: perché dobbiamo pagare noi? Dice: «Non
sono abituato all'idea che qualcuno paghi per venire a vedermi in un teatro. Non
succedeva dai tempi del karaoke nelle piazze, aperti a tutti, e nemmeno quando
presentavo il Festivalbar, dove il pubblico pagava, sì, ma per vedere i
cantanti». In Stasera paghi te di cantanti se ne vedono quanti ne volete:
escono tutti dalla stessa ugola e tutti, al termine di questo tour, dovranno
qualcosina a un siciliano che serviva granite speciali e che un giorno ha deciso
di farle pagare.