Lo showman
"voce" del film d’animazione "Johan Padan" di Cingoli,
tratto dall’opera teatrale di Dario Fo
Fiorello: «Siamo noi i predati di oggi»
«I conquistatori sono i politici, di destra, sinistra e centro: per la
gente non cambia nulla»
Chiara Pavan
Lido di VeneziaIl "Fiorello show" esplode non appena «la voce» di Johan Padan duetta tra microfono e cuffia con l'interprete, «Hallo, my name is Rosario, what's your name?... Bettina? Hallo Bettina». Risate in sala, la moderatrice della conferenza di presentazione del film d'animazione "Johan Padan" che chiuderà, come evento speciale, la 59. Mostra, si irrita, «...vi incontrerete fuori», ma Fiorello la spegne subito: «Insomma, ho visto tutte le conferenze stampa della Mostra su Raisat, tutti così seri. E' pur sempre cinema! Qui stiamo parlando di un cartone animato che dovrebbe essere visto da grandi e piccini, se ci prendiamo così sul serio nello spettacolo... ma scherziamo?». Poi ritorna a sorridere, «no... su personaggio di Johan Padan non ero preparato; sì... è stato un lavoro difficile, commettevo errori e mi sono dovuto applicare moltissimo, e sì... la cosa più complicata è stata dar anima al personaggio creato da Dario Fo», una specie di Zanni scellerato che fugge alla scoperta delle Americhe, incontra gli indios e li aiuta a combattere gli invasori europei.La "voce" di Johan Padan si inabissa e si fa seria, poi però torna ancora a giocare: «Come attore mi sono reso conto che non sono adatto, dopo il film di Citti ho capito che dovevo lasciar perdere», perché poi «i tempi del cinema sono troppo lunghi per me. Per aprire una porta e dire "ciao come va?" impieghi ore!». Ma il doppiaggio sì che gli piace, l'aveva già sperimentato qualche anno fa nel cartoon "Anastasia", «anche se vorrei offrirmi come doppiatore di esseri umani... doppierei volentieri Berlusconi. In fondo non sono così lontano dal mondo del doppiaggio, ho alle spalle la radio, le imitazioni. Lo so che essere doppiatori significa essere anche attori, magari lo sono un po' a mia insaputa. Mi piacerebbe prendere un attore alle prime armi e doppiarlo per sempre, come Lionello con Woody Allen... in realtà mi sento vicino a Will Smith, il colore è lo stesso». Risata generale, difficile riportare la conversazione sul film, ma il regista Giulio Cingoli riesce a ritagliarsi uno spazio per sè, per il suo film che è un viaggio nell'uomo, in un uomo che scopre la propria famiglia tra gli Indios d'America, e «che rimane prigioniero del loro amore. Ed è proprio in questo amore che sta il salto qualitativo di Dario Fo». Certo, realizzare un film d'animazione di «questa complessità, in Italia, è un vero miracolo che si ottiene lavorando tanto - precisa Cingoli - Mi è costato cinque anni di fatiche, era il '98 quando Dario mi propose di mettere in cantiere il progetto. La prima volta che me lo chiese dissi "impossibile", lui mi pregò soltanto di rileggere la storia, ma ancora una volta replicai "impossibile", ma alla terza lo chiamai al telefono, e rispose Franca. Le dissi: per quella cosa che mi aveva chiesto Dario, digli che possiamo provarci. E lei rispose in modo meraviglioso: "siamo onorati"». Dal pubblico Cingoli si aspetta «un successo», perché il progetto, a suo avviso, è proprio «un miracolo» nato dalle mani di Adelchi Gallone, «un mostro sacro che abbaia quando ti avvicini - ride il regista - capace di dare al film uno stile pittorico». «Più che mostro sacro - replica Gallone - sono soltanto un illustratore prestato al cartone animato».Fiorello ascolta in rispettoso silenzio, poi gli sguardi si puntano ancora su di lui, sul suo incontro con Dario Fo: «Beh, quando te lo trovi davanti... che fai? Allora mi sono presentato, ho detto: salve, io ho vinto un Telegatto, e lei? Difficile definirlo, rischi di essere banale. È straordinario, è uno che cazzeggia, ride, racconta...». E proprio per rimanere nel tema indios-conquistatori di "Johan Padan", chi sono i predati e i predatori di oggi? Fiorello ci pensa su, «i predati siamo tutti noi, i predatori sono i politici, di destra, di sinistra, di centro. Chiunque stia al governo, per la gente comune non cambia nulla. Ma mi sento più tranquillo, dopo che Berlusconi ha detto "non frugherò nelle tasche degli italiani". Certo però che regalare un antico collier di diamanti alla figlia di Aznar...! Secondo me pensava "questo si scarica!". Prego Azanr di mandare un biglietto di ringraziamento a tutti gli italiani!».