Fiorello,
show all'Ariston
Il festival si accende
Una
scarica di adrenalina su una edizione sonnolenta
Applausi
per il duetto con la Carrà: "Arrivederci al 2002"
dal nostro inviato Dario Olivero
SANREMO - Arriva Fiorello e arriva il miracolo. Il festival rinasce, Raffaella
Carrà ritorna la Carrà quella vera, l'Ariston esplode. Un intervento col botto
a un ritmo che in questi giorni nessuno sperava che fosse possibile. In quindici
minuti si è avuta la sensazione di un profondo rimpianto: quello che sarebbe
potuto essere Sanremo se Fiorello avesse accettato di condurre il festival
insieme alla Carrà se non avesse dato forfait per seguire la sua trasmissione.
Lo
showman è entrato dopo una pausa pubblicitaria senza introduzione. Praticamente
per cinque minuti ha condotto lui il festival. Una vera e propria prova generale
per l'edizione dell'anno prossimo. La stessa Carrà, più tardi, gli ha
consegnato un mazzo di fiori dicendogli che prima o poi su quel palco lui tornerà.
E non per cantare. Un passaggio di testimone con approvazione del sindaco di
Sanremo Giovenale Bottini che si spella le mani dalla platea.
Non
voleva essere considerato il salvatore della patria, Fiorello, ma il suo
intervento è stato l'unico momento di adrenalina dall'inizio del festival.
"Fiore" ha lasciato senza fiato la platea, ha duettato "Chissà
se va" con Raffaella, ha fatto la sua imitazione ormai celebre di Franco
Califano, ha sparato battute a raffica su tutto.
Prima
ha fatto suonare la sigla dei Flinstones a due fiati di prima fila, "le
persone più inquadrate di questo festival". Poi si è rivolto al pubblico:
"Lo so perché la gente in galleria è più calda di quella in platea:
perché chi paga di meno si diverte di più. So che ci sono poltrone che costano
un milione. Io per 50 mila lire una volta ho visto i Pink Floyd. Mi chiedo: ma
per un milione che cosa si dovrebbe fare su questo palco? Come minimo
bisognerebbe portare Rutelli e Berlusconi in mutande, far cantare i loro
programmi elettorali diretti da Ciampi".
Quindi
è toccato a Raffaella, ancora fuori scena. "E ora, di Japino-Baffuto
Orendo (con una erre sola mi raccomando, dice al pubblico), "Chissà se
va". Canta Raffaella Pelloni (il vero cognome della Carrà ndr)". La
Carrà entra e parte un duetto spettacolare che si trasforma in un rap che è la
parodia di quello di Eminem.
Applausi,
risate, il pubblico quasi non crede che questo sia lo stesso festival di ieri e
dell'altro ieri, quello amorfo e insipido, il peggiore della storia, dati
Auditel alla mano. Alla fine, il congedo di "Fiore": "Arrivederci
al prossimo anno". E' più di una promessa.