Arriva Fiorello e al Lido si ride

Annalisa Siani

VENEZIA — «Salve, io ho vinto un Telegatto. E lei?». E' così che si rompe il ghiaccio. Così Fiorello — licenza media, cresciuto con Napo Orso Capo e Braccobaldo Show — si presenta al Premio Nobel. Dario Fo.
Arriva Fiorello (nella foto), voce di Johan Padan film d'animazione scritto da Fo e proiettato ieri sera come evento speciale a conclusione della Mostra, e il torpore della domenica mattina al Lido va a farsi benedire.
In sala stampa, con la fidanzata in prima fila, Fiore ha improvvisato gag (con la traduttrice simultanea: «Hello Bettina, my name is Fiorello. Che fai dopo?») sfasciando in trenta minuti l'ingessatura in cui la Biennale ha stretto per dieci giorni gli incontri ufficiali con attori e registi. Tracima gli argini. «Il primo impatto con Dario Fo? Dovevamo provare una filastrocca, mammamia, cento volte l'abbiamo rifatta, Dario che diceva no così non va e via a riprovare all'infinito… alla fine siamo tutti e due finiti dentro a un bizzarro grammelot napoletano… ho la cassetta a casa e me la tengo come una reliquia… io e il Nobel che cazzeggiamo non è mica roba da tutti i giorni». Poi via al lavoro di doppiaggio di Johan Padan, l'eroe (antieroe) dalle scaltrezze contadine che evangelizza gli indios della Florida («Seminole? – fa Fiorello – chi sono costoro?») con un messaggio religioso e uno laico, fatti apposta per i bambini e per i grandi duri di cuore: «Messaggi politicamente appassionati», dice il regista Giulio Cingoli «come è nella natura di Dario: il senso fortissimo di Fo per la socialità, e la speranza, tutta cristiana, di una vita che può rinascere in ogni momento». Joahn parla e canta tra gli indios predati e Fiorello scatta: «I predati di oggi siamo tutti noialtri, i cittadini. E i predatori sono i politici. Tutti, destra, sinistra, centro: tutti, non voglio fare torto a nessuno, tanto nessuno una volta al governo resiste all'istinto di depredarci». C'è da preoccuparsi… «Io no, da quando Berlusconi ha detto che non frugherà nelle tasche degli italiani, io sto tranquillo» e ride. Sghignazza ancora sul premier: «Sapete che ha regalato alla figlia di Aznar che si sposa? Un collier di diamanti antichi e già me l'immagino a dire con voce grave "Questo si scarica…", cioè lo paghiamo noi? Allora che la giovane Aznar mandi un biglietto di ringraziamento agli italiani, uno per uno». Poi torna nel suo ambiente. Ce n'è per tutti, Arcuri compresa: «Una statua per lei… come Garibaldi o Guglielmo Oberdan. Ma lei che ha fatto?». Poi il cinema.
«Io? No grazie. L'unico film che ho girato per fortuna vostra non è mai uscito (Cartoni animati di Franco Citti, '97). Tempi troppo lunghi, due ore per girare una scena. Io in due ore tengo su uno spettacolo intero». Si diverte invece col doppiaggio, «perché con le parole mi piace giocare da sempre». Dopo Anastasia, ecco allora Johan Padan, «magari in futuro mi piacerebbe doppiare un essere umano, meglio se un attor giovane così me lo tiro su e ci mangio a vita come ha fatto Oreste Lionello con Woody Allen».