Fiorello lancia il nuovo album col testo di un paroliere
insolito arrangiato in versione "dance"
Carducci, disco per l' estate
Muscau Costantino
Carducci, disco per l'estate "San Martino", la famosa poesia scritta dal pr emio Nobel, musicata e cantata dal re del karaoke Dario Bellezza: un'operazione sottoculturale. Raboni: niente di scandaloso, dipende dalla musica
MILANO - San Martino; parole di Carducci Giosuè; musica di Cecchetti Antonio; voce di Fiorello Rosario, re del karaoke. E così anche il primo premio Nobel italiano per la letteratura è servito. Ricordate la poesiola che cominciava "La nebbia agl'irti colli..."? Sì, proprio "quell'anacreontica in quartine di settenari composta l'8 dicembre 1883" è finita in un disco (per l'estate e per le discoteche) dal titolo "Spiagge e lune", cantato appunto da Fiorello, 33 anni, siciliano, ex barista, ex animatore della Valtur, ex dj che da una radio sicula pubblicizzò un'agenzia di pompe funebri al grido di "vi offriamo un paradisiaco domani". Scoperto da Claudio Cecchetto, ora Fiorello, ex pessimo studente del liceo scientifico, lancia il suo terzo disco in memoria di Carduc ci, nato da un'idea di uno studente genovese, Antonio Cecchetti. Non solo: Fiorello ha preparato il videoclip dove il poeta appare prima corrucciato, poi, dopo essersi sentito "musicato", divertito e trascinato nel ballo. La solita provocazione per vendere? Una dissacrazione cui ne seguiranno altre a non finire? Avremo Minghi (Amedeo) che mugolerà "L'infinito" leopardiano? Battiato che riprenderà la nenia della "Gerusalemme liberata"? De Gregori che musicherà la "Secchia rapita"? Per le vie del borgo della cultura ribollono se non i tini carducciani, certo gli animi, nell'udire il "San Martino" musicato da Cecchetti Antonio, Zuppone Giuseppe, Labinto Nicola e cantato da Fiorello. Sicuramente ribolle l'animo di Dario Bellezza: "È un'espe rienza banale, ridicola, comprensibile solo se fatta in chiave dissacratoria. La verità è che cantanti e cantautori sono sottoculturali, non appartengono cioè alla cultura. Basta vedere le parole che usano, salve rare eccezioni. Sono presuntuosi perc hè il successo e i soldi han dato loro alla testa e quindi sono convinti di poter stendere testi di poesia, ma poeti non sono i Dalla, i Venditti... Non che voglia fare l'aristocratico, ma a ciascuno il suo mestiere. Tornando al disco, vista la popol arità del Carducci, potrei chiudere un occhio. In ogni caso i poeti è meglio che restino nelle antologie". Scettico anche Eugenio Carmi, pittore, che illustrò il libro di Umberto Eco distribuito da Stefanel a chi comprava un "tot" di maglieria: "Ma non mischiamo le due operazioni, Eco e io creammo liberamente un'opera che l'industriale accettò. Qui invece siamo di fronte a un esempio classico della superficialità del nostro tempo. Tutti credono di poter fare tutto. Non è un caso che la Biennale '93, quella del centenario, sia stata stroncata dal New York Times". Più tollerante il critico e poeta Giovanni Raboni: "In teoria non c'è niente di scandaloso. Dipende dalla musica. Si è sempre fatto. Basti ricordare che tutti i "lieder" di Schubert, Schumann... sono su testi di grandi poeti, Goethe compreso. In realtà mi scandalizza molto di più il fatto che si considerino testi poetici le parole delle canzonette e ai cantautori sia dedicata perfino una sezione del premio Montale... ". Graffia l'ironia di Alberto Bevilacqua, poeta, oltre che romanziere e regista: "Era inevitabile che Carducci finisse per diventare un orso da discoteca. Almeno si vivacizza un pò, visto che è così rugginoso e incapace di provocare emozioni. Siam o comunque di fronte a un atto eccentrico che lascia il tempo che trova. Questo Fiorello è uno spericolato come Niki Lauda dopo l'incidente di Formula 1 a lanciare proprio Carducci, che i giovani ignorano e che scambieranno per un nuovo paroliere, o un collaboratore di Dalla...". E Fiorello? "Io veramente volevo solo divertirmi. E poi avrei preferito "È subito sera" di Quasimodo. Sono solo tre versi...".
fonte: www.corriere.it