Fiorello:
"Non sono il salvatore della patria"
Lo
showman, ospite di domani: "Presenterò Sanremo nel 2003"
dal nostro inviato Dario Olivero
SANREMO
- Rilassato e allegro come chi sa di venire da un successo certo come "Stasera
pago io". Tutto il contrario dei volti visti mezz'ora prima, quelli
dell'organizzazione del festival di Sanremo con gli ascolti più bassi degli
ultimi 14 anni. Fiorello, ospite di domani sera, chiarisce subito che lui non si
considera, né Raffaella Carrà glielo ha chiesto, il salvatore della patria. Ma
il miglior showman che la Rai abbia di questi tempi, il fascino di Sanremo lo
sente, lo sente eccome. Erano in molti a scommettere che la conduzione di questa
edizione potesse essere affidata a lui. E Fiorello ammette: "Se mi
piacerebbe presentare il festival? Mi piacerebbe sì. Come lo farei? Da solo,
senza né comici né guastatori (leggi Massimo Ceccherini ed Enrico Papi, che
subiscono così la seconda bocciatura nel giro di 24 ore, ndr)".
"Lo
so che a Sanremo uno si gioca la carriera, che se va male tutti dimenticano
quanto di buono ha fatto prima. Ma la conduzione del Festival è un punto di
arrivo. Non so se lo presenterò. Non credo nel 2002, forse nel 2003. Ma è
difficile fare previsioni: Sanremo è come un ristorante, bisogna prenotare con
un largo anticipo".
E
dire che Fiorello si ricorda ancora di quel lontano 1995, quando arrivò quinto
mentre tutti lo davano superfavorito. "Quell'esperienza mi insegnò molto.
Mi insegnò a stare con i piedi per terra". Ma ora "Fiore" si
sente pronto per una chiamata alle armi. "Non so che cosa non abbia
funzionato in queste prime due serate, forse la programmazione delle altre reti,
forse perché ci sono pochi superospiti rispetto all'anno scorso e la gente da
Sanremo si attende un grande nome a serata".
Per
quanto riguarda Ceccherini e Papi, Fiorello dice che sono bravissimi ma "quello
che fa ridere al cinema non fa ridere in televisione. E poi non si può puntare
su Ceccherini e poi chiedergli di non dire parolacce, di contenersi, di
censurarsi. Allora non lo chiamate". E Papi? "Enrico ha trovato subito
difficoltà. Non è riuscito a riprendere i dietro le quinte per motivi tecnici.
Là dietro c'è troppa gente, troppe telecamere e invece doveva esserci solo
lui. E' nella stessa situazione di un calciatore che sbaglia il primo gol e ne
resta influenzato per tutta la partita". Però Fiorello ha qualcosa da
ridire anche sulla formula del Dopofestival: "Non si può fare senza i
giornalisti".