Il re del karaoke: Massacrano il mondo dello spettacolo

Maria Volpe

MILANO - Belli, ricchi e famosi. Ma inguaiati. E' Fiorello a lanciare il grido d'allarme: «Stanno massacrando il mondo dello spettacolo. Noi viviamo di immagine e se ci rovinano quella è finita». Ieri il re del karaoke ha lasciato Porto Cervo. Ha p reso l'aereo a Olbia e nel primo pomeriggio è atterrato a Milano. Il lavoro lo chiama: oggi lo aspetta Maurizio Costanzo ad Ansedonia per mettere a punto la nuova edizione di «Buona domenica». Ma tra un aereo e l'altro dice la sua: «Questa faccenda r ischia di diventare il nuovo tormentone di fine estate, dopo la telenovela dei provini a luci rosse e meroloni vari. E questo non mi va». Fiorello, infatti, qualche giorno fa è stato chiamato al Commissariato di polizia di Porto Cervo dal pubblico mi nistero Alessandro Di Giacomo (sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Tempio Pausania, in provincia di Sassari) che sta conducendo un'indagine su un traffico di sostanze stupefacenti. Una semplice testimonianza, che però preoccupa l'ex codino: «Oggi va di moda creare il mostro dal niente. E poi uno resta con il marchio di infamia tutta la vita e si rovina la carriera. Se oggi Costanzo legge cose strane sui giornali, appena arrivo mi dice: "Oh Fiorello, che stai a combinà?"». Allora Fiorello cos'è accaduto? «Assolutamente niente. Ho solo compiuto il mio dovere di cittadino. Devo essere punito per questo?». Cioè è andato a testimoniare? «Esatto. Mi è stato chiesto se conoscevo alcune persone. Semplici domande: "Ha m ai visto il signor X?". "Si ricorda del signor Y?". Tutto qui. Insomma hanno chiamato personaggi famosi che facevano le vacanze in Costa Smeralda per vedere se avevamo notato qualcosa di strano in giro nei locali». Per questo è stato sentito anche Jerry Calà? «Credo di sì. Non so, io non l'ho mai incontrato in Costa Smeralda. L'ho incrociato al commissariato e ho pensato: "Forse è qui perché gli hanno rubato lo stereo". Ci siamo salutati ed è finita lì». Ma il signor x e y lei li co nosceva? «No. Forse qualcuno di loro sostiene di conoscermi, ma è normale nel nostro mondo. Sono un personaggio pubblico. Incontro centinaia di persone al giorno, che poi magari ti fermano e ti dicono : "Ti ricordi di me?". E' impossibile. Tutti no i veniamo spesso avvicinati da diversi individui e può essere che tra loro ci sia qualche disonesto che ne approfitta». Quanto è durato il colloquio in commissariato? «Sei minuti, al massimo sette. Ho passato la maggior parte del tempo a firmare autografi per il maresciallo, i figli e i nipoti dei poliziotti: insieme ci siamo fatti quattro risate». Ma se è tutto così tranquillo, non c'è motivo di preoccuparsi. «Infatti non sono preoccupato per la storia in sé, ma per come verrà tr attata dai mezzi di comunicazione. Di questi tempi, basta che un uomo di spettacolo si presenti davanti a un giudice che è finito. Guardi Merola, Sabani, Boncompagni. Li hanno conciati per le feste. Che poi in quel caso qualcosina di vero c'era, anch e se la colpa più grande è delle ragazze. Ma nel mio caso, io non ho fatto proprio niente di male». Ma è vero che in Costa Smeralda si terrebbero festini con cocaina? «Se è per questo dappertutto, non solo in Sardegna». Le è mai capitato di tro varsi in mezzo a un coca-party? «No, li evito. E quelle rare volte che senza saperlo mi sono trovato a una festa dove girava cocaina, me ne sono andato. E' proprio una cosa che non mi piace. Roba pesante». Vuol dire più pesante delle droghe legge re? «Certo. Sono d'accordo con Pannella: bisogna liberalizzare le droghe leggere e così si eliminerebbero gli spacciatori. Se uno vuol fumare uno spinello se lo va a comprare ed evita di entrare in contatto e arricchire quella gentaglia».