«La Carrà e Fiorello conduttori di Sanremo 2001»

Paolo Conti

Brugola, dirigente Rai: «E' già deciso. Sarà una coppia spumeggiante nel segno della tradizione»

«La Carrà e Fiorello conduttori di Sanremo 2001» Brugola, dirigente Rai: «E' già deciso. Sarà una coppia spumeggiante nel segno della tradizione» ROMA - «Voglio Raffaella Carrà e Fiorello per il Festival di Sanremo 2001». Parla Mario Brugola, ex dire ttore generale Mediaset e da luglio direttore della Divisione 1 Rai, l' ufficio-chiave che coordina l'attività di Raiuno e Raidue. Lei dice: «voglio». Quindi la decisione è presa... «Sì. Anche se i contratti non sono ancora tecnicamente firmati». La coppia basterà a fronteggiare il «Grande fratello-vip» annunciato da Pier Silvio Berlusconi su Mediaset contro Sanremo? «Raffaella è adorata dal pubblico: Carràmba è l'unica trasmissione che continua a battere nella media dello share "Il grande fratello" ma nessuno lo nota. Anche Fiorello è molto amato. Sarà una coppia spumeggiante per un ottimo Sanremo nella grande tradizione Rai. Gli annunci Mediaset? Sanremo è Sanremo. Non mi fascerei minimamente la testa». La Rai ha sottovalutato «Il grande fratello»? «No. Il vero problema non è "Il grande fratello" che ha ottenuto un ascolto importante in prime time ma contenuto in altre fasce. I problemi sono i palinsesti autunnali, in particolare di Raiuno, che scontano scelte antiche. O la crisi d i una certa fiction, l' aver abbandonato la lunga serialità la domenica sera come controprogrammazione anche se dalla primavera era chiaro cosa sarebbe avvenuto con lo show di Maria de Filippi. Capitò qualcosa di simile a Mediaset quando Castagna ebb e il suo incidente. Ma sia chiaro che, da manager, mi assumo anche la responsabilità delle vecchie scelte». Un errore non sostituire «Un medico in famiglia»? «Se vogliamo, sì, è stato un errore. Così come lo è stato forse non aver programmato qualcos a di analogo a "Il grande fratello" sapendo che la Rai non avrebbe potuto realizzarlo». Anche lei la pensa così? «La Rai non avrebbe potuto proporlo: non può istigare alla privazione della libertà, uno dei beni supremi, nel nome di un gioco, della po polarità, del denaro». La Rai soffre anche altrove. Costanzo batte Fazio e «Domenica in». «L' ultimo desiderio che ho è polemizzare sugli ascolti. Però bisogna saper leggere i dati. Se una trasmissione finisce alle 17 e un' altra alle 18, cioè Fazio e Costanzo, è chiaro che c' è un' ora in più nella media. Fazio sta poi scontando una spregiudicata politica dei diritti del calcio. La Lega ha venduto alla Rai l' informazione in tempo reale dei goal. Ma le squadre hanno fatto lo stesso con le pay t v. E tra Stream, Tele + e un milione di pirati stimati arriviamo a tre milioni di teleutenti che pesano sul target di Fazio. Onore a Fabio che nonostante tutto resta leader nella sua fascia. E la Rai, nel complesso, vince la domenica col 50% d i ascolto». Per molti lei è una «longa manus» di Berlusconi nella Rai. «Questo chiacchiericcio è girato dentro e fuori la Rai, alimentato da più parti. Non ho tempo di occuparmene. Sono un manager, opero su obiettivi e linee editoriali. Ho lavorato c on Berlusconi per anni, condividendo o non condividendo molte sue scelte ma sempre in piena libertà. E così conto di fare qui. Altrimenti me ne vado». Molti interni Rai le imputano alcuni flop, soprattutto «Rido». «Abbiamo sperimentato una formula di versa con un gruppo di comici che non rispettavano il solito schema della scenetta ma affrontavano tempi più lunghi, anche 15 minuti. Abbiamo riallacciato rapporti che non si esauriranno qui col giovane mondo comico. Nel lungo periodo, l' esperimento sarà tutt' altro che fallimentare. Se la Rai non sperimenta viene criticata, se sperimenta e gli ascolti non sono eccelsi la si critica ugualmente. Cosa bisogna fare?». Anche qualche consigliere di amministrazione contesta i costi di «Rido». «Pronto a dimostrare che l' impegno è stato nella media di quello standard di produzioni». Diversi suoi collaboratori vengono da Mediaset. «Ho una squadra di collaboratori molto capaci, tutti interni Rai, integrati da nuovi arrivi esterni che si occupano di campi specifici» Maria Teresa Corvini, ex Mediaset, responsabile delle risorse artistiche, viene chiamata «l' assistente di Brugola» e si favoleggia di un suo strapotere. «Niente di più falso. Era responsabile delle risorse artistiche a Mediaset poi lasciò l' incarico. Pier Luigi Celli, che voleva centralizzare non solo i contratti ma anche i rapporti con i personaggi tv finora delegati ai capistruttura o ai direttori di rete, le offrì un lavoro. Lei arrivò alla Rai da dirigente a marzo, io a g iugno. Nessuno strapotere, solo un vasto lavoro di squadra.» Lavorare a Mediaset e alla Rai: che differenza c' è? «La missione editoriale di Mediaset è chiarissima: trasformare i telespettatori in fatturato. Alla Rai è diverso. C' è l' anima commerci ale, poi c' è il servizio pubblico, che per me significa difendere l' identità culturale del Paese in una prospettiva europea» La Rai sopravvivrà all' attacco ora vincente di Mediaset? «Canale 5 è cresciuta molto grazie a un palinsesto fortissimo, fr utto di anni di lavoro. Ma Italia 1 e Rete 4 hanno i loro problemi per questo esubero. Raiuno, Raidue e Raitre continuano a fare i loro ascolti. I veri risultati del nostro lavoro, primo tra tutti la nuova collocazione sui giovani di Raidue, si vedra nno a primavera. In fondo anche nel 1995, quando arrivai a Mediaset, mi ritrovai con una Rete 4 sfasciata e un' Italia 1 distrutta. In tv qualsiasi operazione va valutata, insisto, nel medio periodo. Ne riparleremo ad aprile, maggio».