Fiorello, come un ritorno a casa
Sul palco anche i compagni di classe e i vicini di casa

Gaia Sciacca

Più che di una ordinaria serata di spettacolo ha avuto il sapore della rimpatriata la tappa catanese di Fiorello. L'effervescente mattatore di "Stasera paghi te" ha infatti tenuto banco per oltre due ore e mezza al Palacatania, dove ha smesso le vesti dello showman per indossarne di ben più familiari. E c'erano proprio tutti ad accoglierlo, dai vecchi compagni di scuola dell'Ugo Foscolo ai vicini di casa di Augusta: un pubblico foltissimo di fan televisivi e vecchie conoscenze di quartiere che lo ha abbracciato (e a momenti non lo mollava più) fin dal suo apparire sul palco. E allora, come in un liberatorio "chissenefrega" collettivo, trascinata nella pattumiera la scaletta, il via libera è stato tutto per lui, il lessico familiare dei bei tempi. Già, perché è stato l'amato dialetto siculo il secondo protagonista dell'Amarcord targato Saro Tindaro.
Il primo è stato l'incessante viavai di amici&conoscenti arrivati fin sotto lo stage per un saluto, una stretta di mano. Ad aprire le danze è stato l'inossidabile Brigantony, «più che un cantante un mito», omaggiato di tutto punto: ogni giorno, nel nuovo programma su Radiodue, Fiorello gli dedicherà un momento musicale marca Liotru «e pazienza - ride - se nel resto d'Italia nessuno ci capirà niente».
A capire ben poco di certi coloriti scambi di battute sono anche gli ottimi musicisti della band, tirati in ballo se c'è da cantare un pezzo tirato a caso dal cappello magico del repertorio o improvvisato a gentile richiesta del pubblico. La musica insieme alla risata, fragorosa e da piegamento in due, si alza incontenibile quando "Fiore" prende di mira i testi demenziali delle canzoni che tutti abbiamo sulle labbra, con il "Rosso relativo" di Tiziano Ferro in prima linea. Poi inizia ad accennare alle prime note di "Vitti 'na crozza", e la platea accende uno, poi due accendini, fino a farne un prato tremolante, e parte un coro a bocca chiusa degno di Madama Butterfly. «Vorrei che mio padre fosse qui, stasera, a sentirlo», confessa, e il feeling raggiunge l'apice.
Il tanto atteso momento del "Digiamolo" è ancora lontano, ma nessuno ne sente le mancanza. Si continua a ridere sulle mamme siciliane («che ci hanno allevato a schigghi»), giudici inflessibili mentre sentenziano le canoniche tre ore di astinenza balneare dopo qualsiasi pasto, anche il più light. Di quando in quando fa la sua apparizione Tommaso Accardo, ma anche la provocazione sui troppi terremotati d'Italia (e anche il simpatico vecchino in coppola nera, scopriamo, fa parte della schiera) tramonta presto, incalzata dalla prossima boutade.
Della contraddizione fra paesi diroccati che nessuno ha più ricostruito e stadi avveniristici tirati su dal nulla in tre mesi a ridosso dei Mondiali, Fiorello avrà modo di dire quando sarà ospite, sabato prossimo, da Morandi. E le brume del malgoverno si dissolvono: c'è gia qualcun altro che si sbraccia dal parterre o dagli spalti. E la festa ricomincia.