IN MAGGIO, FORSE DAL COLOSSEO
Fiorello su Raiuno per un omaggio a «Carosonissimo»

Napoli. Dicono che a maggio il suo amico Fiorello tornerà su RaiUno per rendergli omaggio (magari tirando in ballo anche Modugno e Sinatra) con una serata-evento in diretta da un luogo altamente suggestivo. «Quale posto potrebbe essere la cornice migliore se non un’arena storica come il Colosseo?», s’è lasciato sfuggire lo showman, che di Renato Carosone è diventato con Manu Chao, Ranieri e Arbore il maggior divulgatore anche prima del «Talento di mr. Ripley».
Intanto, Sandrino Aquilani, sindaco di Vetralla e industriale del legno, ma soprattutto suo ultimo produttore e discografico, dopo aver già tirato fuori dagli archivi della sua casa discografica, la Lettera A, un prezioso album di inediti, pubblica ben tre cd e un libro che faranno la gioia del popolo dei carosoniani.
«In concerto» (due cd in vendita separatamente) è la registrazione di un’esibizione al teatro dei Rinnovati di Siena, nell’82. L’americano di Napoli è solo col suo pianofortissimo, si presenta, racconta aneddoti, scherza con le sue canzoni e col pubblico, passa dai suoi classici («Tu vuò fa’ l’americano», «Torero», «Maruzzella»...) a pagine della letteratura pianistica internazionale (Chopin, «Tea for two», la «Toccata e fuga» di Bach, la «Sonatina» di Clementi).
Diplomato a San Pietro a Majella, nell’ultima fase della sua carriera Carosone amava dimostrare la sua preparazione e la sua agilità strumentale, conservata anche dopo l’ictus. Ecco, allora, la terza novità discografica: «Il mio pianoforte», sei brani di virtuosismo appena mascherato di commossa ironia nella conclusiva «I magnifici due», omaggio a Chaplin e Totò all’insegna delle loro più struggenti melodie («Luci della città» e «Malafemmena»). Tra «La campanella» di Paganini trascritta da Liszt e la «Rapsodia in blue» di Gershwin, il talento multiforme del papà della moderna canzone napoletana (e quindi italiana) si racconta come concertista classico, ma mai serioso.
«Un maestro da antologia», suggerisce il titolo del libro che lo stesso Aquilani ha dedicato a Renato, assemblando ricordi personali, note biografiche, testimonianze illustri (da Carotone ad Arbore), amarcord fotografici, testi, spartiti. Un altro tassello per la giusta comprensione di uno dei musicisti chiave del Novecento italiano, ancor oggi troppo spesso sottovalutato: nell’elenco dei cento dischi fondamentali del rock (in) italiano appena stilato dal «Mucchio selvaggio extra» manca, infatti, il suo nome, mentre c’è quello di Fred Buscaglione.
Appesantito da qualche datazione incerta e da qualche refuso di troppo, il volume procede a colpi di flashback, con la forza delle testimonianze dirette e dei documenti. Assolutamente inedita, ad esempio, la lettera a Renato di un Gegè Di Giacomo che si giustifica per non essersi fatto vedere da un po’ e soprattutto per aver rifiutato una «convocazione» artistica: «Caro Renato, ancora una volta ti chiedo scusa di non aver accettato la tua simpatica proposta di lavoro. Ti prego di non giudicare male questa mia decisione e non interpretarla come una ripicca o chissà che cosa... Mi piacerebbe ancora essere al tuo fianco e chiamarti ”maestrino”, ma purtroppo non ne ho voglia, mi manca l’entusiasmo di una volta, e in più fisicamente sono stanco di andare in giro... Ti dico solo una cosa, che se dovessi ricominciare daccapo a menare la batteria, vorrei con tutto il cuore nuovamente al mio fianco il caro ed affezionatissimo ”maestrino” Renato Carosone».
f.v.