Fiorello insegna, la tv va bene ma a piccole dosi

IL FESTIVAL di Sanremo, un po' scialbo ma non così disastroso come si è voluto dipingere, ha concluso la sua 53esima edizione. Non credo che rimarrà nella memoria per le canzoni né per eventi imprevedibili e ingovernabili e neppure per qualche clamorosa irruzione sul palco. Rimarrà nella memoria perché, rispetto al passato, ha subito una contrazione di ascolti. In passato l'abitudine era quella di non controprogrammare, quindi tutte le reti alzavano le braccia inchinandosi al passaggio del festival canoro.
Non è accaduto: la puntata del martedì di Zelig è rimasta al suo posto con un eccellente risultato di ascolto. Lo stesso vale per giovedì con la prima serata dedicata al Grande fratello. Forse il problema del Festival è proprio nelle canzoni. Sarà cambiato il costume, ma un tempo i motivetti sanremesi erano fischiettati in strada all'indomani della serata.
Probabilmente Sanremo dovrebbe dedicare due anni ad altri generi: la comicità, il talento giovane eccetera, in attesa di un ritorno della creatività musicale. Se non si farà questo, non credo si risolva molto vittimizzando Baudo o scegliendo strade alternative rischiose. Baudo, che è un grande organizzatore, potrebbe, con l'aiuto di alcuni "esperti", mettere in piedi almeno due rassegne che non riguardino le canzoni.
Cambio discorso, per felicitarmi con Fiorello che su Radio Due conduce in diretta quotidiana, insieme al sodale Baldini, un delizioso programma. Battute, imitazioni, stravaganze e improvvisazioni rendono quanto mai
godibile l'ascolto. Con le presenze radiofoniche Fiorello riesce a non essere troppo presente in tv ma nel contempo di sperimentare, radiofonicamente, idee, personaggi, gags.
La scelta di Fiorello è intelligente: si mette al riparo dal rischio di consumo. E' quello che deve maggiormente preoccupare chi fa con successo questi mestieri. Se le cose vanno bene, è irrinunciabile centellinare la propria presenza. Se le cose vanno così così, tanto vale cercare una buona occasione. Se le cose vanno male, conviene avere lucidità nel cercare un lavoro diverso. I personaggi dello spettacolo sono circondati e accuditi da uno stuolo di segretari, agenti, responsabili della sicurezza eccetera. Non si avvalgono, invece, di quei consulenti che si preoccupano non dell'immagine "meglio vestirsi così o così" ma della qualità del rapporto con il pubblico. Consiglierei di pensarci.