Per Fiorello la paga del sabato
Spettacoli - Il celebre attore-presentatore si esibisce stasera a Bellinzona

 Giuseppe Zois

Domenico Modugno cantava con la sua voce inimitabile «Stasera pago io». Fiorello è più furbo e ha messo in piedi uno spettacolo dall'eloquente titolo: «Stasera paghi te». L'appuntamento è al Palabasket di Bellinzona, alle ore 21.

Prendiamo Fiorello al volo, negli studi Rai di Roma, dove tutti i giorni va in onda alle 13.40 «Viva Radio 2», in tandem con Marco Baldini. Questi appuntamenti radiofonici, che stanno avendo indici di ascolto molto alti - grazie anche alla bravura, alla spigliatezza e all'indole estroversa dei due conduttori - sono diventati anche un Cd, con lo stesso titolo della trasmissione.
Certo non è male l'idea di un Cd per far ridere. Chi l'ha pensato?
Abbiamo fatto una selezione delle cose ritenute più riuscite ed è venuto fuori questa raccolta, che ha divertito noi e piace al pubblico. Meglio di così…
Fiorello è un personaggio multimediale: dischi, radio, televisione, spettacoli in Italia e all'estero. Un bel mosaico. Quale è la tessera che le piace di più in questo mosaico, che cosa le dà più soddisfazione nei molti ruoli che svolge?
Mi piace fare spettacoli che mi motivino. Vado a periodi. Adesso mi piace la radio, anche per la libertà che mi concede. Se dicessi in video molte cose che mi passano con assoluta tranquillità a «Viva Radio 2», sarei già stato cacciato da un pezzo. Poi mi intriga molto lo spettacolo dal vivo: è quello che mi gratifica di più, perché c'è il contatto diretto con il pubblico.
Pur facendo la radio ed essendo lontano da Sanremo, ha fatto molto parlare e qualcuno la invoca come taumaturgo per risolvere il problema del crollo di ascolti…
Qualcuno mi lancia come conduttore, ma io non mi sento tale. Per presentare il Festival ci vuole un conduttore tosto. Preferisco fare lo showman.
Siamo nel tempo dell'immagine e della tecnologia sempre più avanzata e sofisticata. Che spazio riesce a vedere per la parola? Per lei che cosa vuol dire «parola»?
Io sto con la parola. Non amo molto la tecnologia, mi crea disagio, mi sento spesso inadeguato. Sono anche un po' pigro e non ho molta voglia di imparare. Preferisco mezzi antichi. Ho il telefonino ma lo uso pochissimo. La parola è insostituibile.
La sua classifica per Sanremo quale sarebbe, se fosse stato in giuria?
A me è piaciuto moltissimo Cammariere, che ho avuto ospite per tre volte qui in radio. E' uno bravo, originale e attrezzato. Bene anche gli Eiffel. Poi, niente da eccepire su Alexia e su Alex Britti.
Fiorello e suo padre. Storia e ricordi di un cammino insieme, di un'educazione, di una vita.
Ogni padre è importante per ogni figlio. Il padre sta davanti ai figli come esempio, modello da seguire, punto di riferimento. Mio padre era uno che basava l'educazione su valori solidi ed autentici, primo fra tutti l'onestà. Mi ha insegnato a essere corretto, a rispettare le persone, a lavorare ed a sacrificarsi per quello che si vuole ottenere, puntando prima di tutto sulle proprie forze. Io ad esempio non ho mai chiesto aiuti per arrivare, ho sempre faticato, convinto che la bravura avrebbe ripagato del sudore. Quello che ho fatto, l'ho sempre ottenuto sul campo con la mia volontà. Qualcuno si è accorto di me.
Se si guarda allo specchio, come si vede?
E' uno che fa onestamente il suo lavoro. A differenza che nel passato prossimo, oggi attribuisco poco peso a quelle che sono critiche e giudizi. E' inevitabile, con il mestiere che facciamo: ma nella vita non c'è solo il pubblico, non esistono soltanto la carriera, la visibilità, l'audience. Ricordo una bellissima frase di Massimo Troisi: «Meglio piacere tantissimo a pochi che piacere così-così a tanti». La faccio mia e la adotto come programma di vita.