«Fiore, Nessuno E Centomila» Tra Loro C'è Anche Ciampi

Giorgio Canne

FABRIANO — "Care italiane, cari italiani, è giunto il momento del discorso d'inizio spettacolo...". E' un Carlo Azeglio Ciampi formato messaggio di Capodanno quello che introduce dai maxischermi ai lati del palco il nuovo show di Fiorello, portato al debutto ieri sera a Fabriano per riprendere i fili col pubblico dopo mesi di sola radio. "Ho lavorato su quel filmato nello studio di mio suocero, che ha una società per il doppiaggio dei film, stando bene attento che il testo aderisse bene alla solennità del Presidente" ammette il comico siciliano. "Sono fiero, infatti, che le mie imitazioni ai microfoni di 'Viva Radio 2' gli siano piaciute. Mi ha invitato a colazione al Quirinale e prima o poi ci andrò, intanto gli ho inviato due compact disc con tutti i 'Ciampi' che mi sono inventato in trasmissione". Così, tra il ricordo di quella volta in cui la signora Franca gli fece imparare un pezzo degli Iron Maiden da presentare alla tappa livornese del "Karaoke" e un invito al signor Mario a non palpare la vicina di sedia "scosciata", il Presidente è il primo a scivolare nella bizzarra galleria di personaggi che Fiorello tratteggia in oltre due ore di spettacolo. Titolo provvisorio, "Fiore, nessuno e centomila". Una decina di date - il 12 a Terracina, il 18 a Montecarlo e poi ancora Pistoia, Crotone, Ischia - per "riprendere il linguaggio del palcoscenico in vista del tour vero e proprio, al via ad ottobre in attesa del ritorno in tv di primavera" anticipa il regista Giampiero Solari, alzando il velo sulle sette-otto puntate in incubazione per RaiUno che, come noto, potrebbero passare alla concorrenza nel caso in cui la Rai pretendesse di fagocitare nella politica di tagli anche i varietà-cardine del suo palinsesto. Se Fiorello rimarrà accasato a viale Mazzini, sembra quasi scontata pure la ripresa di "Viva RadioDue", il programma con Marco Baldini divenuto per mezza Italia l'appuntamento obbligato di metà giornata. "Visto che si può vivere anche senza tv?" si lascia andare una volta sceso dal palco l'ex codino, assaporando il piacere sottile di un misantropismo mediatico alla Beppe Grillo. Tra un monologo sulle diete e un pezzo salsa ritmato tutto a colpi di tosse, tra una gag con l'irrinunciabile Tommasino, il siculo con la coppola divenuto una specie di portafortuna (nella foto con Fiorello), e un birignao all' "indigente" Flavio Briatore, "Fiore, nessuno e centomila" scava nello sterminato patrimonio della canzone, con la complicità di una band trascinata dalle tastiere di Enrico Cremonesi, per inventarsi una rocckeggiante "Porta Portese" nelle corde di Elvis Presley o una "Every Breath You Take" malata dello swing tanto caro a Sinatra. Il tutto incorniciato da una luminosissima scenografia broadwayana in cui l'uomo del karaoke irrompe cantando "Tu vuo' fà l'americano". Manca il Matt Damon de "Il talento di Mister Ripley", ma c'è tutta la frenesia di quell'attimo folgorante. Ed è folgorante anche sentire il trio Venditti, Lauzi, Guccini intonare "Felicità" o Riccardo Cocciante reinventarsi alla sua maniera "50 Special" dei Lunapop, scoprire che anche Jovanotti ha in repertorio "Alta marea" di Venditti o ritrovare in bocca a Vasco Rossi una "Generale" ancora più autentica di quella ascoltata nel concertone di San Siro. E questo tralasciando il bis dalle sfacciate nostalgie anni Settanta in cui trovano spazio "YMCA" e "Smoke On the Water", "Video Kill the Radio Star" e "Bandiera bianca" o l'indimenticata "Don't Let Me Be Misanderstood" dei Santa Esmeralda. E che dire di "Cuore Matto", contaminata in uno scapestrato attimo "kubrickiano" da "Così parlò Zarathustra"? La radio è goliardia, mentre in teatro puoi toccare le corde del cuore e dire forse qualcosa di più. Te ne accorgi quando, al termine di uno spettacolo tutto da ridere, Fiorello attacca "A muso duro", affidando un pensiero e un rammarico alla scritta "A Pierangelo Bertoli, cantautore troppo presto dimenticato".