Fiorello porta in scena una serie di gag esplosive

Alessandro Di Marco

FABRIANO — Benvenuti nel favoloso mondo di Fiorello, dove niente è uguale e tutto, ma proprio tutto, fa spettacolo. Lo hanno visto, constatato e più ancora apprezzato i quasi tremila dello stadio comunale di Fabriano stipati sul prato e in tribuna per assistere all'anteprima dello «Stasera pago io 2», che in questi giorni farà il giro delle piazze d'Italia.
Sul palco l'«uomo-chiunque», un Rosario Fiorello in formissima che per due ore ha sciorinato un repertorio a tutto campo marcato stretto in prima fila dal direttore generale della Rai, Flavio Cattaneo, e di Raiuno, Fabrizio del Noce, e «spiato» anche da Bruno Arena dei «Fichi d'India».
Fiore ha lasciato il prologo nientemeno che al presidente Ciampi, comparso in video per il «messaggio alla nazione» e magistralmente doppiato dallo showman siciliano, prima che, in camicia e pantaloni neri, facesse il suo ingresso il mattatore del sabato sera in Rai. Una fresca serata estiva trascorsa tutta d'un fiato fin oltre alla mezzanotte, uno show metà parlato e metà cantato, con in mezzo una serie infinita di imitazioni canore, un intimo e struggente omaggio a Pierangelo Bertoli con l'emozionata interpretazione di «A muso duro» e gli applausi scroscianti per i nove orchestrali, il tutto diretto dal regista Giampiero Solari. Davanti agli occhioni dolci della moglie, Fiorello ha sùbito esordito con battute e ringraziamenti per la città che lo ha ospitato nell'ultima settimana di lavoro preparatorio per il tour. «Ho saputo — ha ironizzato dal palco — che presto farete un gemellaggio con Bogotà: voi ci mettete la carta quella fine, loro il tabacco o... qualcos'altro». E ancora: «Dopo Vasco, a Fabriano non sapevano più chi invitare. Prima di me avevano provato con Renato Zero, ma sembra che si fosse invaghito troppo del sindaco...».
Si è un po' tradito sulla geografia ignorando l'esistenza della Frasassi ben nota per le Grotte e parlando del bolognese Guccini come «uno delle vostre parti», ma si è ampiamente riscattato con gag irresistibili. Ce n'è per tutti da «Mastro lindo sindaco di Zurigo», fino ai brufoli del calciatore Antonio Cassano, passando per i duetti con l'inseparabile compagno di ventura, l'irresistibile Tommaso a cui è toccato l'arduo compito di intonare il tormentone estivo «Ciuaua».
Ma Fiore sa anche prendersi in giro ed allora eccolo alle prese con i suoi 43 anni («Io dico sempre 34, forse perché mi piace invertire le cifre») e la sindrome della prima pancetta, «anche se le diete non le sopporto ed in palestra metto la cyclette a 'uno', in modo che i pedali viaggino da soli». Fiorello si racconta quando parla di sè come uno che canta ma non è un cantante, che balla ma non è un ballerino, che recita ma non è un attore e chiude il percorso nel personaggio con la scritta «Fiore, nessuno e centomila» apparsa in uno dei filmati sul maxi video piazzato dietro l'orchestra. Ma il popolo dei «fiorellisti», una miscela esplosiva tra ultras quindicenni e cinquantenni in pantaloni corti, si esalta nel medley finale. L'artista chiede il «tutti in piedi» e lo ottiene puntualmente quando in tremila si scatenano nintemeno che sulle note di «Goldrake» e «Heidi»: perché si può essere grandi anche così...