Fiorello: Ho iniziato come sguattero tra le belle ragazze"
M.A. Schiavina
"In vacanza, di solito, preferisco andare in luoghi tranquilli e condurre una vita metodica, da impiegato di banca, per intenderci", afferma Rosario Fiorello, che in un “buen retiro segreto” sta godendosi appieno le meritate vacanze insieme alla novella sposa Susanna, la donna che con la sua tenacia e la sua dolcezza lo ha aiutato a risalire la china verso il successo e verso una vita tranquilla dopo un periodo buio. A quarantatré anni compiuti l'ex-animatore di villaggi turistici, ex-disc-jockey radiofonico, ex-re del karaoke, nonché imitatore, cantante e, ultimamente, abile intrattenitore della TV, dice di raccogliere finalmente i frutti di tanti sacrifici e di una vita di lavoro, seppure a un certo punto interrotta bruscamente dai problemi conseguenti all'uso di droga, che per un po' l'hanno tenuto lontano dalla ribalta. Fiorello, ci può raccontare come passa le sue vacanze in compagnia di Susanna? "A dire il vero, non sono in compagnia solo di Susanna, perché la nostra famiglia è arricchita dalla presenza piacevolissima di sua figlia, una ragazzina in gamba, con la quale vado molto d'accordo. Quanto alla vacanza, confesso che io, a riposo, mi comporto pressappoco come un impiegato di banca in ferie. Niente di più." Scusi, ma cosa fa esattamente un impiegato di banca in ferie? "Si sveglia presto, esce per acquistare i giornali e fare colazione al solito bar, dove il barista lo saluta sempre nello stesso modo - 'Buongiorno dottore, bella giornata oggi, vero ?', se il tempo è bello, oppure 'Che tempaccio. Non ci sono più le estati di una volta !', se invece piove. - L'impiegato di banca, poi, rimane in casa per il pranzo ed esce invece per la cena, va a casa di amici o in un ristorantino sul mare…Ecco, io faccio esattamente così." Per lei la vacanza è soprattutto mare? "Per me il mare rappresenta l'estate, l'allegria, il relax, tutto. Però quest'anno ho deciso di fare una tappa anche in montagna : è un sacrificio d'amore per Susanna, che per riposarsi ha bisogno delle alte vette." A proposito di estate, ne ricorda una particolarmente bella nella sua vita? Una di quelle estati a cui ripensare con rimpianto e che si spera di poter ripetere? "Quella del 1972, anno in cui, scavalcando le reti di un villaggio turistico a Brucoli, in Sicilia, riuscii finalmente a entrare in contatto con un mondo che da tempo m'incuriosiva, ma che sembrava impossibile da raggiungere. Un mondo fatto di belle ragazze - per noi comuni mortali irraggiungibili, - di perline colorate al posto dei soldi, di camicie e parei a fiori stile hawayano, di musica, di divertimento. Un paradiso riservato purtroppo a pochi privilegiati." Quanti anni aveva? "Dodici. E davanti alle ragazze in topless, ricordo che ero estasiato come se avessi avuto una visione. Vedere tutto quel ben di Dio sotto la luce del sole, in una Sicilia ancora tradizionale, dove le signorine uscivano solo con i genitori e rigorosamente coperte da capo a piedi anche con quaranta gradi all'ombra, per noi ragazzi era una specie di sogno. E da quel sogno ne era scaturito subito un altro : poter lavorare in quel villaggio e così conoscerle tutte." Un sogno che poi riuscì ad avverare… "Sì, due anni dopo. Allora lavoravo come dee-jay in una radio privata di Augusta, Radio Marte Augusta, e riuscii a farmi assumere proprio nel Villaggio di Brucoli." Come dee-jay? "No, come aiuto cuoco." Aiuto cuoco? Che genere di mansione aveva esattamente? "Pulivo tante patate da friggere, mettevo via le pentole, rassettavo la cucina… Insomma, tutto tranne che cucinare. Ma ero felice, nonostante il caldo insopportabile e la fatica, perché finalmente mi potevo impossessare del territorio." Poi cosa accadde? "Che feci carriera : fui promosso da aiuto cuoco a capo animatore, che è un po' il braccio destro del capo villaggio." Come mai quel salto di qualità? "I dirigenti del villaggio mi avevano notato durante le mie 'performances', quando nel tempo libero cercavo di fare colpo con le ragazze : raccontavo barzellette, improvvisavo imitazioni e gags. Facevo il pagliaccio, insomma, per attirare l'attenzione e consolidare qualche 'filarino'. Mi dissero : 'Vuoi fare le stesse cose per lavoro ?' E io senza esitare un attimo risposi : 'Va bene, comincio da questa sera ?'" Come andò la sua prima seduta di animazione? "Stupendamente bene. Avevo intorno a me tutte le mie ammiratrici e anche le loro mamme, che mi guardavano con tenerezza. Quando lavori in un villaggio, devi imparare tutto e io mi dovetti destreggiare fin dall'inizio in ogni campo. Dalle imitazioni alle canzoni, dalle barzellette ai giochini di società. Ero instancabile. Avevo il mio palcoscenico dove potevo esibirmi tutte le sere, anche se ogni sera era diversa, perché il pubblico cambiava continuamente e ciò che interessava a quello della settimana dal 10 al 17 non andava bene per quello della settimana dal 17 al 24…" Quel trampolino di lancio le è poi servito per il suo futuro di showman? "Direi che è stato indispensabile, perché se sono riuscito ad esibirmi con disinvoltura in TV lo devo soprattutto alle improvvisazioni che i villaggi mi hanno costretto a fare come animatore. E ogni tanto, quando penso a quel periodo, mi verrebbe voglia di ritornare a Brucoli, per ripetere esperienze che mi sono servite come gavetta, senza le quali, probabilmente, non sarei diventato il Fiorello che oggi può permettersi anche di scegliere".