Il Ciampi di Fiorello diventa metallaro

Enrico Fiore

Certo, la faccia - inquadrata in primissimo piano sul grande schermo che funge da fondale, e rimandata da una telecamera a circuito chiuso anche sugli schermi più piccoli collocati in alto ai due lati del palcoscenico - è indubitabilmente quella di Ciampi, seria e solenne come impone l’occasione ufficiale del messaggio di fine anno a reti unificate. E pure la voce sembra la sua. Ma il «Fratelli d’Italia» accennato da un basso elettrico annuncia che assai poco «quirinalesco» sarà il discorso che sentiremo. Eccone qui di seguito una sintesi.
«Cari spettatori, io e Franca vi facciamo un appello: spegnete i cellulari, perché tenerli accesi potrebbe rovinare le famiglie... Per esempio, al signor Mario seduto in quinta fila raccomando di non fare la mano morta con la vicina scosciata. Io e Franca resteremo dietro le quinte come commissione di vigilanza. E adesso lasciate che vi presenti quest'artista straordinario. È stato grazie a lui (oltre che, naturalmente, alle sollecitazioni di Franca) che il pezzo degli Iron Maiden l'ho potuto imparare tutto».
In breve, sin dall’attacco vengono dichiarati il tema, le forme e i ritmi di «Fiore, nessuno e centomila», lo spettacolo che ancora stasera Fiorello propone all'Augusteo fuori abbonamento, per risarcire i napoletani dello show saltato l’anno scorso. Il tema è quello della distorsione di elementi reali a fini di parodia satirica, le forme e i ritmi son quelli del cabaret: e poiché Fiorello è un divo della televisione (sta preparando per Raiuno otto puntate di un nuovo programma destinato al sabato sera), parte subito con «Maurizio Del Noce... anzi, Fabrizio... Come si chiama? Insomma, quello che una volta faceva "Linea Verde" e adesso fa il direttore».
Il resto ve lo potete immaginare. L'happening - due ore abbondanti senza intervallo - prende le mosse dai soliti spettatori ritardatari, fra i quali Fiorello ha pescato l'altra sera nientemeno che il questore Malvano: e lui è stato il destinatario della segnalazione di problemi vari dispiegata a rotta di collo dallo showman. A cominciare, s'intende, da quello del traffico. Che cosa fa «Rosa Russo Bassolino»? Venendo dall'albergo al teatro, il tassista che portava Fiorello s'è infilato contromano in un budello strettissimo dei Quartieri e, trovandosi di fronte un'altra macchina, ha pronunciato le proverbiali ultime parole famose: «Fiore’, nun te preoccupa’!». Detto fatto, si son fatti tre chilometri a marcia indietro.
Le canzoni, chiedete? Anche quelle vengono utilizzate da Fiorello - nell’occasione accompagnato da dieci musicisti e due coristi - per lanciare frecciate a destra e a manca. Che significa, poniamo, «Rosso relativo», il titolo del successo di Tiziano Ferro? Il partito di D’Alema o il semaforo a Napoli? E le imitazioni, poi: Modugno, Sinatra, Venditti, Jovanotti, Guccini, Cocciante, giù giù sino a Berlusconi che sospira «Reginella» e, come se non bastasse, alla parodia nella parodia: con «La danza di Zorba» cantata alla maniera di Baglioni e «Porta Portese» di Baglioni cantata alla maniera di Elvis Presley.
Impagabile anche il duetto sull’onda delle «Parole» di Mina con l'ormai mitico Tommaso (Tommy) Accardo tutto coppola e baffi. Risate, continui applausi a scena aperta, gridolini di «sei bono» da parte delle ragazzine. Lo spettacolo - dedicato alla memoria di Pierangelo Bertoli - viene guidato da Fiorello, straripante mélange di simpatia e bravura, a un epilogo festoso fatto di cellulari accesi sventolati nel buio in dispetto all'appello del «Ciampi». Poi tutti a dimenarsi nel coro di «Funiculì, funiculà».