La festa stasera non ci può essere
di Claudio Cumani
BOLOGNA — La festa stasera non ci
può essere. I drammatici fatti iracheni hanno convinto Fiorello a rinviare lo
spettacolo in programma stasera al teatro Medica di Bologna. Anche ieri sera «Fiore,
nessuno e centomila» non è andato in scena a Firenze. L'altro giorno con lui
avevamo parlato dello show.
Fiorello, cosa si deve aspettare il pubblico dal suo spettacolo?
«In genere uno porta in teatro un assolo dopo un programma televisivo di
successo, mostrando le cose migliori che ha fatto sul piccolo schermo. Io ho
deciso di comportarmi al contrario. La gente vede in anticipo quello che offrirò
ad aprile in tv su Raiuno. Faccio pezzi nuovi, brani riarrangiati e comunque,
molta musica. Concedendo grandissimo spazio all'improvvisazione».
In scene lei è tutto solo per due ore con l'orchestra?
«Certo, è meglio una bella filata, non si spezza il ritmo. Come me, comunque,
c'è anche Tommasino, il sicilianuzzo che la gente ormai conosce bene: nella
cornice dell'allestimento ha un ruolo ben preciso. La mia idea di teatro?
Comunicare serenità: del resto, dopo cinquanta repliche, succede ancora che mi
venga da ridere con i musicisti all'improvviso nel bel mezzo di un numero»
Lo spettacolo è partito questa estate?
«Sì, ma da giugno ad ora è diventato un'altra cosa. Me lo ha confermato
parecchia gente che mi ha visto e rivisto. E' un canovaccio aperto che cambia di
giorno in giorno. Finora ho fatto cinquanta date ed è sempre stato un happening
divertente. Faccio un esempio: a Napoli un tassista mi ha portato su una strada
contromano e subito quello è diventato motivo di improvvisato spettacolo »
E del nuovo programma tv che ci dice?
«Andrà in onda ad aprile, si dovrebbe snodare per sette puntate, si potrebbe
chiamare Se stasera pago io. E' il mio format consueto con parecchi ospiti»
Radio, tv, teatro: perché tutto quello che tocca Fiorello adesso diventa oro?
«Faccio le cose con sincerità e con il piacere del divertimento. Credo che se
uno si dà, alla fine raccoglie. Certo, il segreto è quello di diversificare il
proprio impegno: in teatro, alla radio e in tv sono sempre io, ma in maniera
diversa. E questo la gente lo capisce. Tutto quello che ho fatto negli ultimi
tempi ad esempio confluirà, come ho già detto, nel programma televisivo: lì
ci porterà i personaggi radiofonici di Ciampi e di Carla Bruni. Ogni spunto è
buono»
Il titolo «Fiore, nessuno e centomila» sembra un omaggio alle radici teatrali
del suo regista Giampiero Solari?
«Sì, ma non solo. E' anche un mio atto di umiltà: quel «nessuno» del titolo
sta a significare che Fiorello non si sente più importante di nessun altro. Il
teatro stavolta non manca: nello spettacolo fra una canzone e l'altra c'è molto
spazio per i monologhi comici»
Esiste un altro artista alla Fiorello in Italia o dobbiamo guardare all'estero?
«Ce ne sono eccome. Gigi Proietti è un po' il padre di tutti noi. Ma penso
anche a gente come Panariello e Teocoli. Io sono arrivato l'altro ieri»
Questo Sanremo, se fosse da salvare, lo potrebbe salvare Fiorello?
«Io non posso salvare proprio nulla. E poi tutto il fumo che si fa attorno al
festival è fuori luogo: finora si è parlato di tutto tranne che dello
spettacolo vero e proprio. Staremo a vedere, io lo seguirò con grande
interesse. Posso dire solo che Tony Renis è un ottimo professionista».
Che dice del sorpasso effettuato negli ultimi tempi della Rai su Mediaset?
«Chi l'avrebbe mai detto? La tv è davvero un oggetto strano. Dopo che sono
state intaccate due roccaforti Mediaset come Striscia e Scherzi a parte, per me
diventa tutto più difficile: io arrivo con l'ultimo programma della stagione e
il rischio di audience si alza. E' bene però vedere la questione anche dalla
parte del telespettatore che, in questa battaglia, si ritrova sul piccolo
schermo offerte più qualificate»
Non sogna di fare un disco tutto suo, un cd di musica d'autore?
«Queste sono le libidini della gente appagata, che tenta di fare cose diverse.
Le quali vanno puntualmente male. Credo che ogni artista debba mantenere il
proprio personaggio. Per me è molto meglio giocare con la musica».
E il cinema?
«In famiglia c'è già mio fratello attore e penso basti. Ho fatto una
particina nel Talento di mr. Ripley e ho interpretato un film con Sergio Citti
mai uscito. E' stata una bella esperienze. Ma lo ripeto, il mio mestiere è un
altro»