
Oltre
nove milioni di spettatori: esordio strepitoso per «Stasera pago io...
Revolution»
Fiorello, una tv vincente con allegria mediterranea
Anche in tv accade di essere felici. Anche in tv la
felicità è un sentimento, uno stato della mente. Anche gli spettatori sanno
cos'è felicità non tanto perché ne possiedono il concetto, ma perché a volte
ne sperimentano la condizione, soprattutto la conduzione, quella di Fiorello.
Non ignorano, infatti, quel che vedono quando si sentono felici. In passato è
successo con la tv delle origini, con Tognazzi e Vianello (TV, appunto), con
Walter Chiari. Ma forse era la felicità che si generava dall’origine stessa
della tv. Nel tempo, è successo con Renzo Arbore e con pochi altri. Succede ora
con Fiorello. Ci sono motivi tecnici per spiegare l’affermazione di «Stasera
pago io... Revolution» (Raiuno, sabato, ore 21.10) e anche un fascio di buone
ragioni: la maturazione di Fiorello, il varietà del sabato sera come
conclusione di un lungo addestramento in radio e in teatro, la bottega di Bibi
Ballandi, la splendida scenografia di Gaetano Castelli che ha rotto gli spazi
classici del Delle Vittorie, la superba eleganza dei balletti di Moses Pendleton,
la versatilità del conduttore, la sua capacità di improvvisare, imitare,
duettare, la sua naturale, mediterranea forza farsesca, il suo coraggio (il
bacio in bocca al direttore Fabrizio Del Noce, uno scabroso brivido tutto al
maschile), gli ospiti, l’omaggio a Gabriella Ferri. Ma il «tecnico» non
basta: la grande capacità di Fiorello sta nel vedere e trattare in modo
eccezionale, con uno stato d’animo diverso, la tv del normale. Come quando
prende Eros Ramazzotti e lo invita al quiz della tv calabrese per trasformarlo
in qualcosa di surreale, di straniante. La felicità non coincide con un oggetto,
una tecnica, un format. Fiorello insegna che essa è relazione, sintonia,
incanto.