Fiorello: Non ho sogni nel cassetto
"Non mi interessa neanche Sanremo", dice

Fiorello vive il suo momento magico lontano dalla tv. Lo showman forse tornerà in primavera con qualche speciale in prima serata su Raiuno, ma intanto si gode il successo in radio e si tira indietro dal Festival di Sanremo. "Oggi sono soddisfatto", racconta, "non ho sogni del cassetto. Per me il massimo è il sabato sera di Raiuno e non c'è Sanremo che tenga. Anzi, io non sarei proprio adatto a presentare il Festival".

"Ogni volta che sono in scena", rivela Fiore, "passo i primi dieci minuti a cercare una chiave per scardinare la diffidenza del pubblico, e la trovo sbagliando, vedendo quali battute funzionano e quali no. Poi, alla fine dello show, quando il pubblico è caldo, mi prendo anche la soddisfazione di riproporre le gag che non sono piaciute all'inizio che, puntualmente, funzionano". In televisione, invece, quando non c'è il pubblico, "lavoro d'immaginazione, penso a mia mamma stesa sul divano, al mio avvocato, a chi guarda distratto, e cerco di attirare la loro attenzione in un altro modo".

Conscio sempre di due cose, imparate un po' per strada un po' nei villaggi-vacanza: la prima, spiega, "è che si può fare solo ciò che si sa fare, e per questo è necessario conoscersi bene, mentre la seconda, tanto banale quanto vera, è che non si può piacere a tutti". "Sono regole che ho imparato come animatore dei villaggi, dove dovevo conquistare 1500 persone la settimana, così, al posto di fare un solo spettacolo serale, io facevo animazione fin dal mattino: un giorno mi sono vestito da Papa", continua Fiorello, "e mi sono messo sul tetto del ristorante per dare la benedizione agli ospiti che arrivavano per la colazione".

Determinante la carriera dello showman è stata la gavetta che definisce non umiliante ma formativa. "All'epoca, non potevo permettermi ancora di fare monologhi o imitazioni, così mi conquistavo il pubblico porta a porta, consapevole delle mie capacità". Dai 15 anni come animatore, Fiore ha anche imparato che non si può essere schizofrenico, conquistatore in scena e scorbutico fuori: "non puoi essere simpatico solo a telecamere accese. Se un ammiratore ti ferma per strada, devi dargli un po' di soddisfazione".

Dopo la gavetta nei villaggi c'è stato il salto a
Radio Deejay fino all'arrivo in televisione con il Karaoke. "La prima puntata, ad Alba, sotto il palco c'erano quattro persone, così ho preso macchina, megafono, e sono andato a cercarmi il pubblico per strada", ricorda. Nel giro di poco, la trasmissione diventa un fenomeno, con 15.000 persone in piazza a Pescara: "In quel momento tutto ciò che toccavo si trasformava in oro, certi fenomeni nascono così, vedi le Lecciso". Ma a quel punto Fiorello si sente ridotto a un "cartone animato: codino, giacca gialla, passare il microfono". E decide di lasciare il programma al fratello Beppe, che diventa Fiorellino.

Cominciano "6-7 anni bui della mia carriera", dice senza scendere nei particolari anche se non ha mai nascosto di aver avuto problemi pure con la droga, e di esserne uscito grazie al lavoro e anche all'amore, di cui però oggi non parla. La svolta professionale, dopo la fase oscura, arriva quando il produttore Bibi Ballandi capisce che Fiorello può essere l'uomo del sabato sera per Raiuno. E da quel momento è tutto un successo, quello vero: "Adesso sono veramente soddisfatto, non ho sogni nel cassetto", dice, "perchè per me più del sabato sera di Raiuno non ce n'è, non c'è Sanremo che tenga, anzi, io non sarei proprio adatto a presentare il Festival: farei venti minuti di spettacolo e poi chiederei agli artisti in gara di spicciarsi a cantare".

"Oggi è diventato duro anche fare il varietà", prosegue, "perchè il pubblico è drogato dall'effetto reality. Quando sono in uno studio televisivo mi sembra che tutti aspettino un litigio o una bestemmia". Sarà per questo, forse, che nella sua classifica personale, la televisione viene buon'ultima, dopo la radio, un suo grande attuale successo, e gli spettacoli dal vivo. "La tv", conclude, "ti toglie la libertà d'espressione".