Fiorello sale in cattedra

TV MILANO - C'è Fiorello all'università e la lezione sul varietà diventa a sua volta un varietà, anzi, come si dice oggi, un « one man show » , con emeriti professori come Aldo Grasso nel ruolo di spalla comica, e un pubblico calorosissimo, tutto di studenti della Cattolica. La lezione dovrebbe essere condotta dai professori Fausto Colombo, Aldo Grasso, Chiara Giaccardi ed Edmondo Berselli, ma si capisce subito che di loro non c'è gran bisogno. L'inizio è quasi formale, con domande che citano il teorico Mac Luhan, ma subito l'istrionismo di Fiorello prende il sopravvento. Il tavolo dei relatori diventa un palco e l'aula magna una vera platea, quando il mattatore comincia a spiegare il segreto dell'improvvisazione, quella che gli permette di entrare in sintonia con il pubblico. Look da intellettuale, con occhialini e blazer nero, ricostruisce la sua carriera dagli inizi, da quando faceva l'animatore nei villaggi turistici, e il racconto è già una lezione di spettacolo: « Ogni volta che sono in scena - racconta Fiore - passo i primi 10 minuti a cercare una chiave per scardinare la diffidenza del pubblico, e la trovo sbagliando, vedendo quali battute funzionano e quali no. Poi, alla fine dello show, quando il pubblico è caldo, mi prendo anche la soddisfazione di riproporre le gags che non sono piaciute all'inizio che, puntualmente, funzionano » . In televisione, invece, quando non c'è il pubblico, « lavoro d'immaginazione, penso a mia mamma stesa sul divano, al mio avvocato, a chi guarda distratto, e cerco di attirare la loro attenzione in un altro modo » . Conscio sempre di due cose, imparate un po' per strada un po' nei villaggi- vacanza: la prima - spiega - è che si può fare solo ciò che si sa fare, e per questo è necessario conoscersi bene, mentre la seconda, tanto banale quanto vera, è che non si può piacere a tutti. « Sono regole che ho imparato come animatore dei villaggi, dove dovevo conquistare 1500 persone la settimana, cosí, al posto di fare un solo spettacolo serale, io facevo animazione fin dal mattino: un giorno mi sono vestito da Papa - continua Fiorello mentre Aldo Grasso finge di censurarlo ricordandogli «sei alla Cattolica, attento a ciò che dici! » - e mi sono messo sul tetto del ristorante per dare la benedizione agli ospiti che arrivavano per la colazione » . Gli aneddoti sono tanti, uno pi ù spassoso dell'altro, ma tutti servono a far « passare » nel pubblico dei giovani un concetto semplice, quello che la gavetta non è umiliante , ma formativa: « all'epoca, non potevo permettermi ancora di fare monologhi o imitazioni, cosí mi conquistavo il pubblico «porta a porta», consapevole delle mie capacità » . Dai 15 anni come animatore, Fiore ha anche imparato che uno showman non può essere schizofrenico, conquistatore in scena e scorbutico fuori: « Non puoi essere simpatico solo a telecamere accese. Se un ammiratore ti ferma per strada, devi dargli un po' di soddisfazione » . La sua storia sembra un film: dopo la gavetta nei villaggi, il salto a Radio Deejay. Dal pareo e dalle canzoncine cantate in coro, al « piumino » per il freddo milanese e alle hit americane, che lo portano dritto dritto fino alla grande occasione, il « Karaoke » di Italia 1, che Fiorello lancia alla sua maniera, ancora da animatore. « La prima puntata, ad Alba, sotto il palco c'erano quattro persone, cosí ho preso macchina, megafono, e sono andato a cercarmi il pubblico per strada » . Nel giro di poco, la trasmissione diventa un fenomeno, con 15mila persone in piazza a Pescara: « In quel momento tutto ciò che toccavo si trasformava in oro, certi fenomeni nascono cosí, vedi le Lecciso » . Ma a quel punto Fiorello si sente ridotto a un « cartone animato: codino, giacca gialla, passare il microfono » . E decide di lasciare il programma al fratello Beppe, che diventa Fiorellino. Cominciano « 6- 7 anni bui della mia carriera » : Fiore li cita con coraggio, ma non scende nei particolari. Non ha mai nascosto di aver avuto problemi anche con la droga, e di esserne uscito grazie al lavoro e anche all'amore, di cui però oggi non parla. La svolta professionale, dopo la fase oscura, arriva quando il produttore Bibi Ballandi capisce che Fiorello può essere l'uomo del sabato sera per Raiuno. E da quel momento è tutto un successo, quello vero: « Adesso sono veramente soddisfatto, non ho sogni nel cassetto - dice il mattatore della lezione - perchè per me pi ù del sabato sera di Raiuno non ce n'è, non c'è Sanremo che tenga, anzi, io non sarei proprio adatto a presentare il festival: farei 20 minuti di spettacolo e poi chiederei agli artisti in gara di spicciarsi a cantare » . Dunque ora Fiorello si gode la gloria, quella solida, quella fondata sulla maturità e sulla lunga esperienza: ma la sua intelligenza artistica sa bene che « niente è certo nello spettacolo e in televisione » , che « stare al passo con i tempi è difficile. Oggi è diventato duro anche fare il varietà, perchè il pubblico è drogato dall'effetto reality. Quando sono in uno studio televisivo mi sembra che tutti aspettino un litigio o una bestemmia » . Sarà per questo, forse, che nella sua classifica personale, la televisione viene buon'ultima, dopo la radio, un suo grande attuale successo, e gli spettacoli dal vivo: « La tv - conclude l'ex intrattenitore estivo, mentre ormai gli studenti entusiasti lo assediano in centinaia - ti toglie la libertà d'espressione ».