Fiorello, tanto luminoso da oscurare il lampione…

Maria Novella Oppo

Sono veramente gradevoli gli spot che mostrano Fiorello per le strade di una ‘happy city’ chissà perché vuota e notturna. Nel primo film lo avevamo sentito spettegolare con una fontanella (una vera boccaccia) e nel secondo lo sentiamo chiacchierare con un lampione. E qui, non si sa perché, il conduttore cantante e imitatore si è caricato sulle spalle il ruolo della vecchia zia che cerca di ridurre alla saggezza il povero palo della luce, innamorato di un’insegna da night, oltretutto intermittente, cioè quanto mai inaffidabile. Una vera fraschetta che, si capisce, potrebbe fare dello spasimante quello che vuole. Chiaro che, né la fontanella, né il lampione dicono una parola, ma tanta è la bravura del testimonial, che sembra di assistere a un vero colloquio, molto più vivace di tante stupidissime interviste sentite in tv. Tutto merito, è chiaro, di Fiorello, che è tanto cresciuto dai tempi del karaoke da non aver più bisogno dei testi in sovrimpressione: ormai è la sceneggiatura di se stesso. Tanto che, per effetto della sua straordinaria performance, mentre ci fa entrare in una sorta di animistico mondo metropolitano, ci fa anche dimenticare del tutto il prodotto al quale presta voce e faccia. Resta solo un collegamento nominalistico con quell’offerta Infostrada chiamata ‘happy city’, che la maggior parte del pubblico non saprà mai che cosa sia. E neppure gliene importa, dopo essersi divertito ad assistere alla scenetta. Peccato che sia tutta e solo televisione, una gag tratta da uno show di Fiorello, utile a promuovere solo Fiorello, facendo salire il suo cachet. Mentre gli spot dovrebbero essere, ci sembra, puro cinema pubblicitario, magari improntato alla commedia all’italiana, ma comunque un break capace di spezzare il continuum televisivo e di segnare una discontinuità con quello che già abbiamo, per farci volere quello che non abbiamo ancora. Perché, se invece lo spot si limita ad essere soltanto una tv migliore di quella che interrompe, al massimo potrebbe servire a far desiderare una programmazione migliore. E non un servizio telefonico del tutto inutile per comunicare, in una strada deserta, con un lampione dal cuore spezzato.