Al via da Napoli la nuova tournée «Volevo fare il ballerino»
Voce di Mike, faccia di Pippo
Fiorello: uno show sulle punte. «A chi potevo somigliare tra Don Lurio e John Travolta?»

Valerio Cappelli

NAPOLI Si comincia con la telecamera che gira tra il pubblico; lui, Fiorello, nascosto nel backstage, gli fa il verso con la voce di Mike Bongiorno, e sotto a chi tocca fino a quando la gente non si siede. Allegria! I l nuovo show teatrale di Fiorello, che ha avuto la sua vera «prima» ieri sera all’Arena Flegrea di Napoli, benché sfiori le tre ore, scivola via fresco e vispo, coniugando allegria e tecnologia in rima baciata. Orchestra dal vivo, sul palco c’è solo lui. In avvio è vestito «da coatto » (parole sue), la fascia stretta che funge da pancera. Cinque schermi rimbalzano immagini registrate di Fiorello che canta «Home» in duo col crooner Michael Bublé, o che balla come un forsennato lavorando sui tacchi. Perché la nuova parodia è il flamenco di Joaquin Cortes. Volevo fare il ballerino... è il titolo dello show. «A chi volevo somigliare tra Don Lurio e Travolta? A Enzo Paolo Turchi, quando ballava con la Carrà non si capiva chi dei due fosse Raffaella». Fiorello qui si dà al flamenco, al can can e alla danza classica, alternando piroette a frecciate che pungono senza offendere.

Il tour estivo si snoderà quasi tutto al sud (la tappa di giovedì a Letojanni, suo paese natale in Sicilia, andrà in beneficenza per il padiglione di un ospedale palermitano), risalendo alla fine il 16 settembre a Verona. Ma Fiorello conta di riprenderlo in inverno a Roma, Milano e altre città. «E’ il mio miglior spettacolo », afferma. Tanto in tv è un panchinaro di lusso. «Dovrei tornare in Rai a primavera — dice prima dello spettacolo — ma non con una nuova serie di "Stasera pago io". Vedo che continuano a mandarlo in replica quando invece un po’ di riposo dal video mi farebbe bene, la Rai dovrebbe capire. Pensare che io lavoro con la stretta di mano e senza contratti miliardari. Ma si vede che i miei programmi gli piacciono talmente tanto... A Mediaset mi dicono: "Quando torni a casa?".

«Se mi dicessero quando torni a casa che ti facciamo fare questo e quello, si può ragionare. Ma torna a casa e basta, mica sono Lassie! Lì sono tanti, si dimenticano chi sei, in Rai siamo rimasti in tre gatti, si sta meglio. Tornerò quando avrò una bella idea, non è detto che debba essere per il sabato sera, magari sarà per un programma all’ora di pranzo». Argomento del giorno: Teo Teocoli eredita «Affari tuoi». «Ha avuto coraggio. Una responsabilità mica da ridere, io l’esperienza del programma quotidiano non la rifarò mai più».

Facendo marcia indietro sulle punte di Volevo fare il ballerino..., c’è molta musica. E tranne il cammeo bilingue con Bublé o «Besame mucho », è musica tutta italiana, legata all’Italia in bianco e nero. Arriva subito «Questo allegro ritornello» di Alberto Lionello, più in là i fiati prorompenti in «Amore fermati» di Fred Bongusto. In uno dei gloriosi cavalli di battaglia di Mina, «Città vuota», il maxischermo sincronizzato restituisce un Fiorello truccato, cappello e baffetti. Insomma, rispetto al passato, quando canta non si mette sulla scia di Frank Sinatra; quando fa le battute trascura la politica (via Ignazio La Russa). D’estate Fiorello gioca in allegria sui tic dell’opera, in «Otello» arraffa sia il fazzoletto del presunto peccato che il coltello della pazza gelosia e canta tutte le parti, da Otello a Desdemona; oppure prende di petto Katia Ricciarelli che, organizzando la lirica a Macerata, ha pensato bene di invitare in uno spettacolo Costantino, divo dell’ultimo anno, così Fiorello monta il corpo statuario di Costantino sulla testa di Pippo Baudo, l’ex marito di Katia.

C’è il monologo sui programmi che hanno fatto la storia della radio, «La Corrida», «Gran Varietà », «Tutto il calcio...». Fiorello ha cominciato la carriera a cinque anni, all’asilo era la star, lo scelsero per fare Ulisse, gli toccava la scena delle sirene e lo legarono a un palo. La gavetta, dopo l’infanzia del debutto, avvenne ai microfoni delle radio private: «Non so quante falsità dicevamo, fingevamo di parlare con un regista che non c’era. Le telefonate erano per darsi gli appuntamenti: "Allora ci vediamo alle 7 al solito posto", erano gli sms di una volta».