L'EVENTO.
Venerdì sera stadio Iacovone pieno come un uovo per applaudire e «duettare»
con l'eclettico showman siciliano
Travolge
tutti il «ciclone» Fiorello
E il padre gli regalò un «kit da uomo» per non fargli fare il ballerino
Istrionico Fiorello. Piomba allo stadio Iacovone come un ciclone. Bambini, giovani e adulti travolti da quel vulcano di risate che ha animato il venerdì sera tarantino con la sua ilarità, il suo siciliano, la sua «verve» che non conosce pausa (neppure dopo due ore di spettacolo), la sua voce melodiosa, le sue gambe sfrenate a ritmo di musica. Un cocktail gustoso di stili quello di Fiorello, dal quale è venuto fuori un vero artista che dimostra di non avventurarsi da profano nella storia cinematografica, canora e letteraria dell'Italia. Ecco la risposta a chi si chiedeva, fiducioso o diffidente, ma immancabilmente curioso, da cosa nascesse il titolo dello spettacolo (portato in città dalla «Progetti italiani») «Volevo fare il ballerino». L'affascinante Fiorello ha cominciato il suo spettacolo già dietro le quinte. Con la voce di Mike Bongiorno, il siciliano ha subito rotto il ghiaccio, conquistandosi la simpatia dei tarantini con una parodia ispirata dagli stessi spettatori sul parterre. La serata è entrata subito nel vivo, con Rosario vestito di nero che canta «un allegro ritornello che fa rima con Fiorello». Ma all'ironia esplosiva corrispondono anche momenti di serietà, per i quali l'intensità degli applausi dei tarantini non diminuisce, ma cresce. Come quando Fiorello, scoprendo con l'occhio di bue lo stadio pieno come un uovo, condivide coi tarantini «la voglia di non cambiare le abitudini nonostante la minaccia del terrorismo». E se nel bel mezzo dello spettacolo l'artista tira fuori dal cilindro il riferimento, tra il serio ed il faceto, all'ecosistema che cambia, è alla fine che il suo altruismo raggiunge l'apoteosi. Fiorello invita tutti ad inviare un sms alla fondazione «Piera Cutino» per la cura dell'anemia mediterranea. «E' una malattia - dice - che colpisce i bambini del Sud. Per questo noi meridionali non dobbiamo esitare ad aiutare l'associazione portata avanti dalla sorella del giudice Borsellino». I tarantini non ci pensano su due volte. E' così «umano» questo Fiorello che il pubblico «risponde» immediato ai suoi comandi. Anche quando fa battere le mani a ritmo e intonare canzoni in coro, vecchia reminiscenza dei tempi del karaoke. Poi Fiorello si confessa: «Volevo fare il ballerino ma non sapevo come dirlo a mio padre, tipico genitore siciliano. Nel nostro vocabolario la parola danza non esiste». L'artista racconta perciò di quando, appresa la notizia, il padre, dubbioso sulla mascolinità del figlio, gli regalò un «kit da uomo». Di lì, una carriera stroncata come ballerino ma tutta in salita come dee-jay: dalle piccole radio siciliane fino all'attuale trasmissione «Viva radio 2». Un passo indietro allora nel 1924 ed un inchino alla radio da parte di un uomo che imita, ma è sempre rispettoso nei confronti dei grandi artisti. Una stima che gli fa apprezzare lo stile-Sinatra di Michael Boublè, col quale Fiorello allo Iacovone ha potuto «duettare» da un mega-schermo intonando la versione italiana di «Home». Un omaggio ai grandi della musica che si sono quasi materializzati allo stadio tarantino nella perfetta imitazione di Fiorello. Showman, oltre che cantante e cabarettista, cronista e fotografo della società, intrappolata in casa dalle smart card con mariti sempre più tifosi e mogli così tanto lontane dalla Rita Pavone che restava sola la domenica per la partita di pallone allo stadio. Insomma, Fiorello è un artista completo. Anche un po' ballerino... ma non nel senso siciliano. Pamela Giufrè