Fiorello torna "Gobbo", poi cede alla pioggia

Verona

NOSTRO INVIATO

Resistergli è impossibile, anche volendo. Non sarà un "vero" comico nè un acido fustigatore di "mala tempora", non sarà un "vero" cantante nè un "vero" ballerino nè tantomeno un "semplice" conduttore. Ma Fiorello, in fondo, è tutto e ancor di più. Una forza della natura che per tre ore si riversa sul pubblico, travolgendolo e spiazzando, in un gioco irrefrenabile di gag, battute, imitazioni, passi di danza, canzoni, esibizioni mimiche, e poi omaggi alla radio, al varietà, alla tv di oggi e di ieri, ai suoi protagonisti. Il "Fiorello-live" che venerdì sera ha acceso una stipatissima Arena di Verona è una cascata di contagiosa "Allegria!" - per dirla col suo "replicante" Mike Bongiorno - che abbraccia lo spettatore, lo trascina con sè, e lo fa ridere di cuore.Fiorello sembra attraversare il mondo con sguardo curioso e passi leggeri da «ballerino» - proprio come svela il titolo del suo spettacolo, "Volevo fare il ballerino" - in barba alla pancetta "da quarantenne" («gli darei una testata a quelli che dicono che la vita comincia dopo i 40!») che affiora dalla cintura nera di lamè («ha una doppia funzione: fa scena e nasconde i "lardominali"»).

Eccolo volteggiare leggero col tip-tap di Gene Kelly sulle note di "Singin' in the rain", zigzagare in uno sfrenato can can che gli regala pure il fiatone, volteggiare etereo come l'étoile Roberto Bolle, sprofondare in un torrido flamenco alla Joaquin Cortez («Cortez è così anche nella vita! In spiaggia gira col campero infradito, lui ama il tacco e il legno»), lanciarsi in uno scatenato assolo alla batteria e al basso.Fiorello canta e balla, l'orchestra guidata da Enrico Cremonesi lo asseconda, la regia di Giampiero Solari valorizza l'effetto: sei grandi pannelli-video posti sul palco riflettono luci, colori, immagini e variopinti filmati di ballerini che sembrano danzare col protagonista. L'Arena, poi, fa il resto. Fiorello rivisita con calore brani di Fred Bongusto, Lelio Luttazzi, Lionello e Battisti, duetta col "virtuale" Michael Bublè, esalta la sensuale "Besame mucho", scuote col reggae la zuccherosa "She's the one" di Robbie Williams, regala un furioso "zapping" canoro tra i musical. Conosce i tempi, Fiorello, il ritmo dello show non incontra pause: tra un brano e l'altro, spazio a gag su costume-società-attualità, persino sul papa "Benny 16" (e i suoi «occhiali da sole simili a quelli di Val Kilmer, l'attore che ha interpretato Batman.. effetto papastrello»). C'è il Fiorello schiavo del calcio e ostaggio di un bimbo che ruba il telecomando nel momento topico del gol («bimbo, ti blocco la crescita, ti grattugio i gomiti»), c'è il Fiorello folgorato dal ballerino Enzo Paolo Turchi, «quello che ballava con la Carrà, un miscuglio di caschetti biondi, non sapevo chi era lui e chi la Carrà»; c'è il Fiorello che si lamenta del cognome «così frivolo e leggero», che gigioneggia coi vertici Rai accomodati in prima fila, Del Noce in primis («grazie per essere venuto qui abbandonando quel bellissimo programma di Miss Italia»), e che chiede alla tv «un turno di riposo per la "Signora in Giallo" e per "Derrick"... non gliela fa più, vuole la pensione!» a forza di repliche, invece di pagare il canone faremo la fotocopia di quello dell'anno scorso».E c'è infine l'imitatore-rivisitatore pronto ad accogliere le sue divertentissime "creature" di "Viva Radiodue" - lo svanito Mike Bongiorno sempre più velenoso coi bimbi, la vezzosa Carla Bruni irritata da «voi italiani, così volgari», e Andrea Camilleri immerso nelle sue sigarette, passando pure per i misteri di "Onda verde" e i lamenti del "Gobbo" - che riescono ad interagire col mondo variopinto e scombinato nel quale l'artista si muove con grazia. E visto che «siamo in Arena», tanto vale cimentarsi con l'opera, «pensa che bello, il Trovatore, il Ricercatore, mi ha sempre incuriosito questo mondo», sentenzia mentre canticchia da tenore e soprano. Chi si aspetta l'imitazione di Pavarotti resta deluso, stavolta in scena ci va "Otello", anzi, Fiorello nei panni di Otello «cornuto», Jago sobillatore, Desdemona «con le coliche» e persino Cassio. «Insomma, Cassio, sei stato con Desdemona?» «Noooo». «Sei sincero?» «Sììì». «E come mai?» «Primo, perché Desdemona è un cesso. Secondo perché sono gay». «Ma Shakespeare lo sa?».

Shakespeare non lo saprà, ma che importa? Meglio ridere, lasciarsi trascinare nel gioco di rimandi e annegare nell' «allegria!» contagiosa di Fiorello. Lui, sul palco, pare proprio divertirsi, regala bis su bis, osa ripescare il suo passato "karaokesco" invitando il pubblico a intonare "Il mio canto libero" di Battisti. L'Arena risponde sonora e compatta, i cellulari si accendono come i vecchi accendini, gradinate e platea si illuminano. Un "canto libero" per tutti.

Ieri invece, la pioggia ci ha messo lo zampino e dopo un'ora e mezza Fiorello è stato costretto a interrompere il suo show e mandare tutti anticipatamente a casa.

Chiara Pavan