I
pinguini innamorati raccontati da Fiorello
Cinema.
Il documentario di Luc Jacquet
Roma.
Una storia d’amore tra i ghiacci dell’ Antartico. Una
favola che dura un anno e un’ora e mezza di cinema e che racconta la grande
sfida che il pinguino imperatore pone alla natura ogni anno per riprodursi. «La
marcia dei pinguini», il documentario di Luc Jacquet che negli Stati Uniti ha
incassato 80 milioni di dollari, arriva nei cinema italiani da venerdì doppiato
da Fiorello (nella foto in alto).
Ogni anno alla fine dell’ estate i pinguini imperatori partono per la loro
prima marcia che li porterà sull’oamok nell’arcipelago di Pointe Galogie,
dove conosceranno il loro compagno. Partono in gruppi per questa marcia rituale,
camminando sulle loro zampette e scivolando sulle loro grosse pance bianche, i
pinguini iniziano la loro avventura per la riproduzione. Sull’oamok, con danza
e canti degni di veri innamorati, creano delle coppie, coppie che devono
affrontare le difficoltà di covare l’uovo a turno e far crescere il piccolo.
A turno sì, perchè‚ dopo due mesi sull’oamok le femmine dopo aver dato
alla luce l’uovo, devono lasciare il compagno per andare nell’Oceano a
cibarsi, saranno i padri ad occuparsi dell’uovo fino alla nascita del piccolo,
quando sarà di ritorno la mamma.
È proprio questa divisione dei compiti che ha colpito molto Fiorello che ha
accettato l’incarico con entusiasmo: «Noi uomini dovremmo prendere esempio
dai pinguini maschi che marciano per 20 giorni e 20 notti a temperature
impossibili per incontrare le loro compagne! E non è tutto, sono loro infatti e
non le femmine a covare l’uovo per mesi! E noi maschi della razza umana? Qual
è il nostro contributo per fare nascere i nostri pulcini?...quei soliti dieci
minuti? C’è chi ci mette anche meno!».
Distribuito dalla Lucky Red in 200 copie, il film è raccontato con i toni della
favola, poetica e suggestiva, ma senza effetti speciali.
«Avevo 24 anni quando ho letto un annuncio che cercava un biologo pronto a
partire per quattordici mesi ai confini del mondo», ha detto Luc Jacquet. «Dopo
quella straordinaria esperienza ho deciso di cambiare mestiere e sono diventato
documentarista».