La vera par condicio è da Fiorello
di Massimiliano Lussana
Ci
sono solo due oasi di vera par condicio radiofonica. Una è abbastanza scontata
ed è quella delle conferenze stampa e delle tribune gestite dalla testata
parlamentare della Rai. C'è spazio per tutti, dai Pensionati alla Fiamma, dai
Consumatori ai Liberali, e la cosa funziona alla perfezione perché Radiouno
trasmette in diretta le tribune che vanno in onda contemporaneamente anche in
televisione. Tempi certi, domande serie, giornalisti che non si lasciano andare
a eccessi di protagonismo personale. Bella storia.
Ma, come dire? Si tratta di un equilibrio obbligato. Perché le conferenze
stampa televisive e radiofoniche della testata parlamentare sono regolamentate
da una serie infinita di leggi e regolamenti che permettono l'accesso alla
televisione anche ai partitini più piccoli e rendono praticamente impossibile
ogni violazione della par condicio.
Ma c'è una par condicio più bella, più divertente, più scanzonata. Ed è
quella di Fiorello. Proprio mentre Radio Deejay, solitamente ottima e abbondante,
svacca un po' dando spazio ai racconti del Prodi maratoneta e del Fabio Volo che
si schianta come ha ben raccontato su queste pagine Filippo Facci, Fiore è
perfetto. Perché riesce a mettere a proprio agio i suoi ospiti, pur senza
risparmiare niente e nessuno.
Un esempio su tutti. In mezzo a mille casi di antiberlusconismo tanto al chilo
firmato da chi ne ha fatto una professione e un business, lo «smemorato di
Cologno» è la fotografia di come si possa fare, davvero, satira sul premier. E
l'ennesima dimostrazione della grandezza, anche politica, di Fiorello. E del
direttore di Radiodue Sergio Valzania che è un po' il suo scudo di gomma. Del
resto, dice tutto il manifesto programmatico di Fiore: «Io non faccio proclami
politici, perché lo spettacolo è di tutti e non si possono dividere le platee
fra destra e sinistra».
Grazie a Rosario, a Marco Baldini e alla loro banda dei quattro - Bozzi, Di
Risio, Cassini e Taddia, gli autori che li affiancano a Viva Radiodue -
Berlusconi e Prodi hanno firmato sulle frequenze di Radiodue le pagine più
belle della campagna elettorale. Ma ancor meglio ha fatto Nanni Moretti.
Arrivato a Viva Radiodue con un proclama perfetto: «Fiorello mi diverte, è
simpatico e ora è una delle poche persone che unificano il Paese».
Detto, fatto. E da Fiorello è andato in scena il Moretti migliore, quello che
fa lunghi piani sequenza su di sé e lascia la politica sullo sfondo. Quello che
diverte. Quello che sta al gioco e si inserisce alla perfezione nei tormentoni
fiorelliani. Quello che canta in diretta le canzoni di Adamo con la stessa
naturalezza con cui Francesco De Gregori ha trasformato Fin che la barca va in
canto degregoriano. Quello che imita Califano e che imita Fiorello che imita
Moretti.
Da
Fiorello, Moretti ha funzionato perché non ha fatto Moretti. Perché è stato
Moretti. Capita,
da Fiore.