Fiorello mattatore tra gag e imitazioni
La serata al Parco della Musica
ROMA - Mentre in televisione impazzava il «duello» tra Prodi e Berlusconi, all'Auditorium-Parco della Musica 1200 persone facevano a pugni per accedere alla Sala Sinpoli dove i riflettori erano puntati su Fiorello, il più amato degli italiani. La voce delle voci, colui che riunisce tutti i cantanti in una voce sola, esce sul palco e subito manifesta il suo pensiero: «Il vero faccia a faccia è qui e io sono Bruno Vespa» dice. E ben presto l'occasione si trasforma in un'esilerante Fiorello-story, in una brillante performance. Negata qualsiasi candidatura politica, Fiorello passa in rassegna la sua vita, da quando faceva l'intrattenitore nei villaggi turistici all'esperienza milanese di Radio dj con Caludio Cecchetto, dal successo con il «karaoke» alla batosta sanremese con Finalmente tu, dall'insuccesso televisivo di Non dimenticare lo spazzolino da denti alla consacrazione come one-man-show con Stasera pago io, fine alle affermazioni radiofoniche di Viva Radio 2 e quelle teatrali con il recente Volevo fare il ballerino.... Una band fornisce la colonna sonora a questa vita «spericolata» vissuta all'insegna dell'ottimismo, «anche quando ho passato periodi non facili», dice Fiorello con sincerità. «Io volevo fare il calciatore ? confessa ? e giocavo anche bene quando militavo nella Nazionale cantanti. Poi mi sono rotto i legamenti ed è finita lì. Ricordo che stavo per terra dolorante e Morandi che mi diceva: dai, non è niente, andiamo a prendere il latte», esibendo una delle sue riuscitissime imitazioni. Tra le quali autentiche perle sono quella di Franco Battiato, «vittima di una astruso egocentrismo, che lo porta a scrivere di gesuiti euclidei», De Gregori, Maurizio Costanzo, Mike Bongiorno, Riccardo Cocciante, «che forse un po' se l'è presa, ma io non imitavo lui, ma il Gobbo di Notre Dame». Gag, battute, canzoni e falsi canori d'autore: cattura il pubblico quando mescola Rimmel di De Gregori alla voce di Ivano Fossati e Tutto il resto è niente di Califano a quella di Celentano. Supera se stesso quando per la voce di Frank Sinatra traduce in inglese Grande, grande, grande di Mina in Big, big, big. «Io per il mio lavoro ho fatto solo due lezioni ? dice ? a 14 anni, sono andato a scuola di chitarra, ma dopo ore di solfeggio sono fuggito. Poi ho frequentato la scuola di canto, ma con tutta quella teoria sulla respirazione non è andata bene. La musica non la conosco, ma ce l'ho nel sangue». Ammette senza riserve che il futuro è «mia figlia» e che «per il momento non ci penso proprio di tornare in televisione, tanto ci vado comunque nei Tg, nei programmi degli altri come ospite. La radio mi dà più libertà e il teatro m'appaga». Ancora una canzone è una delle sue preferite, Vagabondo dei Nomadi. Alla fine, un diluvio di applausi è l'abbraccio del suo pubblico. O. Sc.