Fiorello: «Non torno in tivù se rischio di fallire»

A La Provincia: «Ho provato a proporre "Viva RadioDue" in video e ho tentato di sfidare Striscia, ma non ero convinto» Nelle parole del conduttore affiora il timore di "bruciarsi" con qualche "flop", come è successo a Bonolis e alla Ventura

ROMA Sta bene a Viva Radio Due. Per il momento, Fiorello non pensa di tornare al piccolo schermo con un varietà. Preferisce non "bruciarsi" (come è successo, ad esempio, con Paolo Bonolis e, in parte con Simona Ventura, ndr) le imitazioni di Ciampi, del re del pollo Amadori e di Mike. Con Marco Baldini, è pronto a sbarcare in hit-parade con l'antologia «2006» della trasmissione. Un passo obbligato dopo il successo dei predecessori (quello dell'anno scorso ha venduto 50 mila copie). È l'occasione per fare il punto, con La Provincia, sul momento magico dello show e su una convizione che l'entertainer siciliano sembra aver rafforzato negli ultimi tempi: si può vivere felici anche lontani dalla televisione. Fiorello cosa la tiene lontano dal piccolo schermo? Una trasmissione tv assorbe completamente costringendoti ad accantonare ogni altra attività. In radio puoi usare il linguaggio che vuoi, in tv no, e io per divertire debbo essere me stesso. Poi occorre un'idea e finchè non arriva è megli aspettare. Potreste mettere le telecamere in studio. Ci abbiamo provato due anni fa. Abbiamo ripreso diciotto puntate per mandarle in onda poi su RaiSat. Riguardandole, però, ci siamo resi conto che non divertivano come alla radio e abbiamo abbandonato il progetto. La Rai aveva pensato ad una striscia quotidiana. Fu il direttore generale Cattaneo a proporcela, per collocarla sulla stessa fascia oraria di Striscia la notizia. Ma ancora una volta il risultato non fu quello sperato. Fra le tante imitazioni, quale ama di più? Probabilmente Mike Bongiorno. Un ospite che l'ha sorpresa? Nanni Moretti, ha giocato sul personaggio che gli ho costruito attorno con grande simpatia. Pure Diego Abatantuono e Gianluca Guidi, il figlio di Johnny Dorelli, si sono rivelati divertentissimi. E quando telefonò Berlusconi? Fu lui a farci la trasmissione giocando sul personaggio dello Smemorato di Cologno che gli avevo cucito addosso. Sforammo di ben venti minuti, ma nessuno in azienda si lamentò. Sanremo? Delusione. Io e Baldini avevamo pensato ad una formula di rottura rispetto alla tradizione, basata su quattro serate radiofoniche da realizzare all'Ariston utilizzando il format di ‘Viva RadioDue' con tradizionale finalissima in diretta tv. Ma contro la sacralità del Festival non c'è stato nulla da fare. Pure lo spettacolo «Volevo fare il ballerino» continua ad andare bene. In un anno di repliche abbiamo avuto oltre 350 mila spettatori. Ho appena terminato un ciclo di nove spettacoli al PalaLottomatica di Roma, vivendo anche dei momenti bellissimi come quello in cui sono riuscito ad omaggiare la memoria di Pietro Garinei facendo cantare Aggiungi un posto a tavola ad 8 mila persone. Quando finirà? Non saprei. Magari lo farò con un'ultima replica in diretta tv. Paride Sannelli