Il Karaoke di Fiorello
Attenti al video, una pialla che cancella tutto
Aldo Grasso
Fiorello, il siciliano Rosario Fiorello, è un personaggio che sembra uscito, nel bene come nel male, da un romanzo o da un film di Pier Paolo Pasolini. Quando conduce "Karaoke" (Italia 1, dal lunedì al sabato, ore 20.05) evoca con gaia sconsideratezza alcuni spettri delle polemiche dello scrittore: l'omologazione delle culture, la televisione come "momento qualunquistico della nuova ideologia edonistica del consumo", la caduta di ogni differenziazione. Fiorello si trovava nei giorni scorsi a Mondovì, provincia di Cuneo. Ma quale Mondovì, quella in alto che si chiama Piazza e ha dato i natali a Saverio Vertone o quella in basso, che si chiama Breo? Non si riusciva a capire, lo sfondo scenografico probabilmente era di cartone, solo una caritatevole didascalia si poneva doveri di toponomastica. Comincio a sospettare che la trasmissione si svolga in uno studio televisivo con quinte mobili, animata da cartoline illustrate. Dov'erano le lucciole? Dov'era quella Mondovì di "Campanile sera" con il suo straordin ario "Pensatoio", fucina di grandi intellettuali disorganici? Il tempo passa e la Tv, come una furibonda pialla, cancella ogni autentica dissomiglianza; Mondovì è identica a Campobasso, i suoi giovani sono simili a quelli di altre cento città: "Non s i nota più alcuna differenza sostanziale, soprattutto fra i giovani, nel modo di vestire, nel modo di camminare, nel modo di essere seri, nel modo di sorridere, nel modo di gestire". Nel modo di cantare, conviene aggiungere oggi. Il karaoke . l'ideol ogia inconscia e reale del karaoke . è davvero, dal punto di vista del linguaggio, la "riduzione di tutta la lingua a lingua comunicativa", è l'impoverimento dell'espressività, il sopravvento del codice interclassista di Eros Ramazzotti o di Vasco Ro ssi. Ma Fiorello . "Mi chiamo Rosario Fiorello" ha precisato . è stato ospite venerdì sera del "Maurizio Costanzo Show". Ed è risultato straordinario: divertente, mai banale, affabile. Anche in quel salotto, fra scrittori affermati e scrittrici sta nche di slogan pubblicitari, Fiorello era, a suo modo, superbamente pasoliniano. Ha mostrato come la sua comicità sia istintuale e non sterilizzata, come le sue imitazioni siano di una forza animalesca (il dono di natura, non mortificato, sa persino cogliere l'essenza delle canzoni di Battiato), come il suo personaggio non sia interscambiabile con un altro. Fiorin Fiorello l'amore è bello, non perderti dietro il ritornello.
fonte: www.corriere.it