Fiorello assediato, karaoke nel caos, l'assalto cominciato già dal mattino, la manifestazione bloccata alle 21 per sicurezza

Alessandra Arachi 

A Milano si scatena l'inferno tra le 70.000 persone sul sagrato, lo spettacolo sospeso per due ore e mezzo. Fiorello assediato, karaoke nel caos, l'assalto cominciato già dal mattino, la manifestazione bloccata alle 21 per sicurezza. Terrore in piazza Duomo, trecento ragazzi feriti o svenuti.

MILANO -
Inferno in piazza del Duomo a Milano per il karaoke di Fiorello, sospeso per due ore e mezzo per ragioni di sicurezza. Oltre settantamila persone si ammucchiano davanti al simbolo della città e all'improvviso il colpo di scena: tutti a casa. Era troppa la gente, troppa la pressione sulle prime file de i giovanissimi accalcati davanti alle transenne. Troppi i ragazzi feriti o svenuti: oltre trecento è stato il bilancio di fine serata. Una serata destinata alle polemiche, anche più roventi di quanto non siano state in questi giorni. Già ieri sera il questore di Milano, Achille Serra, aveva fatto sapere la sua totale disapprovazione: "Uno spettacolo del genere non andava organizzato in piazza Duomo, ma allo stadio". Ma è stata la produzione ieri sera a chiedere di sospendere lo show che alle undici e mezzo di sera, poi, è stato ripreso soltanto per terminare la registrazione della puntata televisiva. Sono loro, del resto, i primi responsabili. E dopo una giornata sempre più carica di tensione e di pericolo, ecco la sospensione alle nove , dopo nemmeno un'ora dall'inizio. Tocca a Pino Di Costanzo, responsabile delle luci, dare l'annuncio: "Ragazzi, siete troppi, chi non è interessato alla musica, per favore, vada a casa". Ma sono parole al vento: è dal mattino che i ragazzi sono co minciati ad arrivare per prenotarsi un posto in piazza Duomo. A vuoto il primo tentativo, il secondo è più deciso. La pressione della calca è ormai diventata incontrollabile, a fatica gli uomini del soccorso riescono a tirar fuori i ragazzi rimasti schiacciati sulle transenne e a questo punto l'organizzazione è molto più che preoccupata. Annuncia: "Ragazzi, lo spettacolo è davvero finito qui". Vengono anche spente le luci sul sagrato, ma nessuno dei presenti accenna ad andarsene. E la Questura inventa l'ultimo stratagemma: fa allontanare in auto un sosia di Fiorello e fa nascondere i cantanti in un sottopassaggio del metrò per convincere almeno una parte dei fans ad andar via. Claudio Cecchetto si aggira dietro al palco sconfortato, ma cerca di tranquillizzare i cronisti: "Abbiamo sospeso solo per questioni di prevenzione, non è ancora successo niente, non vogliamo che succeda nulla. Non si era mai vista tanta folla in una piazza del karaoke". Il delirio in piazza Duomo era scopp iato alle otto di sera. Erano bastate due parole di Fiorello canticchiate su un ritmo improvvisato: "In piazza Duomo stasera noi siamo". A quel punto la marea di giovani e meno giovani aveva lanciato grida e slogan a perdifiato, anche se Fiorello nes suno lo aveva ancora visto e quasi nessuno lo avrebbe visto per tutta la serata. Perchè il palco montato in piazza del Duomo era troppo basso e per esigenze di scena il mito del karaoke e tutti gli altri cantanti sono costretti a voltare le spalle pe r tutta la serata al pubblico in una piazza piena all'inverosimile, dove manca lo spazio per respirare. E infatti i ragazzi cominciano svenire nel pomeriggio e a centinaia finiranno nei pronto soccorsi cittadini con caviglie rotte e ginocchia slogate. Ma si fa questo e altro per Fiorello che per salutare i ragazzi dice: "Una volta tanto siamo in piazza Duomo non per scioperare o per manifestare, ma... ma... per qualcosa che non so, non la chiamerei neanche una causa...". Eppure per quella "non causa" oltre settantamila persone sono rimaste in piedi e schiacciate l'una contro l'altra anche sette otto ore e nel pomeriggio si sono prese anche due ore di una pioggia fittissima. Sono stati più di diecimila, poi, i ragazzi che hanno aspettato fiduciosi fin alle undici e mezzo di sera che si riaccendessero i microfoni del karaoke. E sono rimasti fino a notte fonda, anche se a quel punto la sicurezza era diventata ancora più rigida e un doppio cordone di carabinieri li costringeva a stare staccati trenta metri dalle transenne e molto lontani dal piccolissimo palco. Già prima dell'interruzione Luca Barbareschi, Rettore, Alberto Castagna, Scialpi, ai loro occhi non erano altro che figure sfumate, nella migliore delle ipotesi, visto ch e, tranne le prime file, gli altri si son dovuti accontentare di vedere soltanto le spalle di chi avevano davanti. Ma l'importante era esserci. E cantare, a dispetto del sovrintendente e dell'arciprete del Duomo che in questi giorni hanno tentato i n tutti i modi di impedire la manifestazione del karaoke nella piazza della cattedrale di Milano. Ma in tivù tutto questo non si vedrà.


fonte: www.corriere.it