Il Fiorello riciclato

Roberto Brunelli

A proposito delle bizze del Dio Auditel: l'altra sera un programma non annunciato, non pubblicizzato, messo su con materiale di risulta, quasi un bricolage televisivo - un riempitivo, insomma - ha totalizzato in un orario di seconda mano la bellezza di sette milioni di ascoltatori, con uno share da capogiro. Più di quanto abbia fatto il nuovo show di Massimo Ranieri, più di «Dr.House», più di quanto facciano tanti programmi glamour di cui si discute con febbrile frenesia. Era un «Supervarietà»: avete presente quella cosa che va in onda subito dopo il Tg1, in cui a caso vengono montati insieme pezzi di vecchi spettacoli da sabato sera, qualche Walter Chari o Carlo Verdone d'antan, due sgambate della Carrà e tre della Cuccarini? Ebbene, l'altra sera c'erano vari ritagli dai varietà di Fiorello, tra cui un duetto al cardiopalma con nientemeno che Liza Minnelli. Un trionfo.

Ora, va bene che l'Auditel si comporta come gli antichi déi dell'Olimpo sottoponendo gli umani ad isterici voltafaccia e a suoi paradossi più sfibranti di quelli della Sfinge... epperò è divertente immaginare che mentre tutto il mondo attende fremente il ritorno del «Grande fratello» per verificare se perde due o tre punti percentuali, e mentre si fanno le pulci all'ennesima uggiosissima fiction in costume, certe geografie mentali delle alte stanze della Rai (e di Mediaset) vengano terremotate sin dalle loro fondamenta. È un po' lo speculare opposto di quella storia della serie «Crimini», che per svariate puntate fa ottimi ascolti per poi essere improvvisamente spostata ad altra sera, con l'ovvio effetto di perdere di colpo quattro o cinque punti. E allora, vien da pensare: visto che certi programmi che vanno bene li ammazzano subito e che un Fiorello riciclato fa meglio dei normali programmi super-prodotti, tanto vale mandare in soffitta l'abituale palinsesto che viene realizzato con immenso esborso di noi cittadini (il canone, ricordate?), mandiamo in onda i vecchi varietà e stiamo tutti meglio.