Fiorello: «Mai senza il mio pubblico»
Maria Volpe
L'artista, dall'8 al Forum, incontra i lettori in sala Buzzati. L'appuntamento è per venerdì 9 febbraio
Alle volte verrebbe voglia di trovare un difetto a Fiorello. Possibile che sia simpatico a tutti, che tutti gli riconoscano talento, carisma? È possibile, sì. Caso più unico che raro, Fiorello è un artista completo, capace di intrattenere, cantare, ballare, recitare, improvvisare. Ma più di tutto ha una infinita capacità di entrare in contatto con le persone, di raccontare episodi nei quali chiunque si riconosce, di arrivare al cuore e alla testa di tutti, semplici o intellettuali. È generoso in senso umano e artistico, si dona totalmente al pubblico. Quando è su un palco, si capisce, non smetterebbe mai. Che difetto trovargli, dunque? Smettiamo di cercarlo, e chiediamo a Fiorello (da giovedì al Forum per 4 sere più altre date in maggio per le quali verranno presto messi in vendita i biglietti) che cosa rappresenta per lui il contatto con i fan: fan che incontrerà anche venerdì 9 in Sala Buzzati, nel «Faccia a Faccia» con i lettori di ViviMilano.
«Il mio primo contatto con la gente è stato all'asilo. Alla prima recita scolastica, facevo Ulisse, avere il pubblico davanti mi piaceva da morire. Da allora non ho mai smesso. Mi sono esibito alle feste di compleanno ad Augusta (sua città natale, n.d.r.), ai balli studenteschi. Sono arrivati gli anni '70 e l'epoca dei dee jay, poi il momento dei villaggi turistici. Per me il pubblico è il pane, è la vita». Senza contare il successo delle piazze, quello del karaoke. Era il '92. E quel ragazzo con il codino fece impazzire le folle. Faceva cantare chiunque. Quella musica popolare creò una moda, la nascita di locali, di oggetti per cantare a casa tutti insieme. Torna ancora a raccontare il Re Mida degli ascolti tv (che però non ha alcuna voglia di tornare in tv): «Sa perché non voglio fare cinema? Perché quando si comincia a girare senza pubblico divento pazzo. Perfino quando faccio radio voglio gli spettatori. Io e Baldini a Viva Radiodue (che tornerà il 5 marzo, n.d.r.), abbiamo almeno 150 persone sedute davanti. E attenzione il pubblico dev'essere vero. Sento subito se sono figuranti».
Poi la sua mente torna al Festival di Sanremo 1995, dove i riflettori erano tutti puntati su di lui. Il suo «staff» decise di «...chiudermi in una stanza per tenermi lontano da fan, fotografi, telecamere, pubblico. E così mi uccisero». Tempi lontani, che portano con sé anche ricordi bellissimi. Perché gli anni '90 per Fiorello hanno un nome: Milano. «Sono contento di tornare qui, dove ho vissuto anni importanti. In Sicilia, che è la mia terra, sono stato 17 anni, a Milano quasi 10. Momenti fondamentali come Radio Dj, e poi il karaoke, un successo nato proprio in questa città». Non a caso, quando Fiorello arriva nel capoluogo lombardo il pubblico impazzisce. «Sì, sono felice, perché tanta gente che ha già visto lo spettacolo vuole tornare. Tra l'altro, mi sono reso conto che lentamente l'ho rinnovato quasi del 50 per cento. Al titolo “Volevo fare il ballerino” ho aggiunto “Non solo...". Volevo fare il calciatore, volevo fare il papà...e alla fine l'ho fatto».
INFORMAZIONI
Faccia a Faccia con Fiorello. Venerdì 9 febbraio, ore 15, Sala Buzzati, via Balzan 3 (angolo via S. Marco).
Online. L'incontro con Fiorello sarà trasmesso in diretta online su Corriere.it e Vivimilano.it
Lo spettacolo. «Volevo fare il ballerino... e non solo», di Bozzi, Di Risio, Cassini, Taddia, regia di Giampiero Solari, con Fiorello. DatchForum. Ore 21, Assago, v. Di Vittorio, tel. 02.48.85.72.20, euro 63-28, dall'8 al 12 febbraio (dom. 11 riposo)