«Fiorello? Una macchina da divertimento»

Maurizio Porro

Giampiero Solari, regista dello show dall'8 febbraio al Forum

«Amo le regie spontanee. Che sono il frutto di un lavoro maniacale. Ci divertiamo a ribaltare le convenzioni televisive»

Giampiero Solari, classe '57, nato a Lima, cresciuto alla scuola del Piccolo è regista e complice di molti talenti del teatro e della tv di questi anni. Dietro a Paolo Rossi, ad Albanese, alla Cortellesi, a Bertolino, a Panariello (anche in versione Molière) c'è sempre lui. E c'è lui nella locandina di Mariangela Melato al Nuovo, ed è lui a frenare l'irresistibile Fiorello nello show che debutta questa sera. «Più che frenare, si tratta di stabilire delle regole. Con lui ho usato un metodo maieutico, frutto di dieci anni di lavoro insieme nei varietà tv. Lui inizialmente, e in parte ancora, era esplosivo: ogni serata era irripetibile, poteva succedere qualunque cosa, gli effetti non erano programmati, ogni recita doveva ricominciare daccapo».

Poi è venuta la lunga esperienza radiofonica, dove si leggono anche copioni «e Fiorello ha imparato la dote della misura. Lavorare con lui è un piacere: non ha mai perso l'entusiasmo iniziale, continua a essere una macchina da guerra, oggi unica, dell'intrattenimento. Una macchina che prima andava all'impazzata, poi ha messo le marce e le ha usate». Dicono sempre che ci sono affinità con Walter Chiari. «Affinità e differenze. Chiari era più un intellettuale nella chiacchiera ma non aveva la dimestichezza di Fiorello con il canto e il ballo». Teatro e tv: due modi, due mondi e due platee. «Io so una cosa: con Fiorello ci siamo divertiti da pazzi a ribaltare le convenzioni televisive. Finché non ci cacciano, continuiamo a farla a modo nostro».

E a teatro? «Fiore impara ad amministrarsi ma capita che improvvisi, perché ogni giorno c'è materiale nuovo. Se coglie l'occasione è irresistibile, come quando all'arena di Cattolica, vedendo che tutto il palazzo di fronte stava assistendo dalle finestre al suo show, ha chiesto ai condomini di fare effetti di luce, accendere e spegnere».
La sua virtù migliore? «L'energia nel far divertire e divertirsi. Ma è anche fragile, come i grandi entertainer. Gioca sempre, e se esiste una sindrome di Peter Pan è la sua».

Solari è felice della sua collana di artisti best seller: «Per ciascuno a volte vale la stessa regola, normalizzare, incanalare, far scoprire la naturalezza, che si tratti di Panariello o del più costruito Albanese. Io mi affido a loro e loro a me, è un gioco che continua. Mi piacciono le regìe che sembrano spontanee, e invece sono frutto di un lavoro maniacale, esasperato: io lavoro così. Se vedi la Melato in scena è strepitosa, lo show ha guadagnato con le recite in naturalezza, ha una personalità che le permette qualunque variazione».

Incombe Sanremo: lei scrive per la Hunziker, no? «Non sono l'unico, lavoriamo in gruppo. Michelle dovrebbe essere una conduttrice elegante, non siamo in un preserale, ma in un evento, lei non è la ragazzina ma la prima donna. Ha una grande forza di volontà: vedi «Cabaret», di cui porterà una scena al Festival con il bravissimo Christian Ginepro e il balletto. La prima sera ha in serbo una bella sorpresa. No, certo che non gliela dico».


fonte: www.corriere.it