IL NUOVO MATTATORE DELL'ETERE
Alla radio Fiorello è ancora più bello
Piace a Moretti. E agli intellettuali. Perché
funambolico, paradossale, satirico. E qualcuno scomoda "Alto gradimento"
Roberto Cotroneo
In via Asiago, a Roma, ci sono i vigili del fuoco e poco più giù un
edificio elegante con un grande portone. Lì c'è la sede di Radio Rai: da
sempre, da prima della guerra. Attorno alle 10 del mattino c'è un piccolo
gruppo di persone che aspetta di entrare. È il pubblico del programma di
Fiorello. Che va a vedere la radio. Proprio così. Si tratta dell'ultimo
miracolo di questo funambolico personaggio che sta diventando di moda non solo
tra il largo pubblico, che lo ama come una star nazionale, ma anche di una
schiera di intellettuali italiani. Cominciando dal più schivo, riservato e
idiosincratico di tutti: Nanni Moretti.
La leggenda dice che si è fatto registrare le cassette per ascoltare
l'imitazione che Fiorello gli dedica ogni mattina. Un'imitazione che mette
l'accento sull'egocentrismo di nicchia di cui Moretti è un vero campione. E non
solo: pochi giorni fa Aldo Grasso, sul "Corriere della Sera" elogiava
Fiorello e il suo programma. E molti dicono che "Viva Radio 2" si
avvia a diventare l'"Alto Gradimento" del Duemila. Alle 11 del mattino
Rosario Fiorello inizia il suo show con una spalla ben nota ai cultori della
radio: Marco Baldini. Con lui imitatori, ospiti, telefonate in diretta.
Tormentoni sarcastici e davvero divertenti. Fiorello cambia voce dieci volte.
Cominciando da quella di Bruno Vespa che in un paradossale "Porta a Porta"
fa entrare i personaggi più improbabili nel suo salotto, annunciati dal suono
consueto del campanello. Tutto questo in uno studio grandissimo, dove campeggia
un pianoforte Steinway e dove il pubblico, i tecnici, gli autori, i dirigenti
della Rai entrano ed escono come niente fosse, anche quando la trasmissione va
in onda. Cosa mai vista nel sacrario radiofonico di via Asiago.
Così in tempi di televisione a tutti i costi, dove di fronte alla telecamera ci
si gioca tutto, Fiorello ha giocato la carta più intelligente. Andare a fare
una cosa d'élite con il successo nazional-popolare. «Io sono nazional-popolare.
Non sono un intellettuale», ripete di fronte a un piatto di merluzzo lesso.
Perché è a dieta da tre giorni: «Quando ho iniziato la carriera mi è stato
detto: "Sarai il Baudo del Duemila". Siamo nel 2001 e Baudo è sempre
Baudo. Così mi sono rimesso a studiare».
Sveglia alle 7, il nuovo Fiorello, a letto alle 11 di sera. Tutto scritto,
assieme ai suoi autori. E la consapevolezza che questa volta è la più giusta
di tutte. «Credevo di non riprendermi più dal karaoke, un successo strano,
dove non facevo altro che passare il microfono a qualcuno». Poi ho cominciato a
sentirmi fiducioso. Piano, piano. Oggi mi chiamano per andare da qualunque parte».
Moretti, Vespa, il piccolo sadismo di Anna Lou, la bambina di Asia Argento e
Morgan, il direttore di Raiuno Agostino Saccà che Fiorello imita assieme a
Roberto Zaccaria, e che dice di essere già andato a Ikea a comprare i mobili da
presidente della Rai, Daria Bignardi, che chiede se in radio si vede la
scollatura, Renato Zero che canta in spagnolo una sua canzone. Le traduzioni in
italiano dei testi insulsi delle hit dei grandi cantanti stranieri. L'ex moglie
di Van Wood che fa l'oroscopo a Osama Bin Laden. In questa girandola di battute,
imitazioni, gag c'è spazio anche per l'improvvisazione.
«Un programma di satira il nostro? No, non direi così. Satira forse sì, ma
leggera. Anche se noi cerchiamo di commentare in qualche modo le cose di
attualità». Schivo? Sicuramente. Ma non troppo. Lui è uno abituato a
funzionare in pubblico. Dai tempi in cui faceva l'animatore nei villaggi. «La
gente chiamava per sapere dove sarei andato quell'anno. E così prenotavano nel
posto dove c'ero io». Un successo. Con qualche battuta d'arresto. «Ma è
normale. Bisogna trovare la propria strada. Poi io cerco di non ripetermi, di
non fare sempre le stesse cose». Negli ultimi tempi ha messo a segno due
piccoli capolavori. Soccorrendo un Celentano che in trasmissione era penalizzato
dal piede rotto in un duetto alla pari, che non è poco. E salvando un pezzo di
Festival di Sanremo dell'anno di Raffaella Carrà. «Sai, una volta lasciavo
tutto al caso, ora lavoro sempre con grande attenzione».
Nell'ora e mezza di trasmissione la gente si diverte davvero. Applaude, qualche
volta disturba, persino. Si affaccia il direttore di Radiodue, Sergio Valzania:
«Bisogna dirlo», afferma: «che la Radio non può che essere un progetto
culturale. E in un progetto culturale c'è Gianni Vattimo, ma anche Fiorello e
Baldini».
Ma intanto lo spettacolo va avanti. Le imitazioni dei ragazzi del grande
fratello, di Claudio Baglioni, e il solito Vespa, che emerge qua e là e
presenta il suo milione di ospiti improbabili: «Cip e Ciop... Qui, Quo, Qua,
Maria Tagliacarne...», con il solito din-don che li annuncia. E naturalmente il
finto Franco Califano, con la voce roca che tutti ormai riconoscono. «Sai cosa
mi ha detto il mio manager, Bibi Ballandi quando gli ho detto che volevo fare
dei nuovi personaggi, che la mia paura maggiore è apparire sempre lo stesso? Mi
ha detto: "Ehi Fiorello, da duemila anni la messa la domenica la fanno
sempre uguale. E le Chiese son sempre piene così».
Il merluzzo lesso è terminato. Anche la sua acqua minerale naturale, è ora di
tornare al lavoro, la trasmissione va in onda tutti i giorni, dal lunedì al
venerdì. Perché c'è da stare attenti. «Qualcuno dice: fa più rumore un
albero che cade che cento alberi che crescono. Bisogna sempre ricordarselo».
Anche saggio, questo Fiorello. Che non può più essere il Baudo del Duemila. E
che ha un desiderio. Essere definito così: "Comico siciliano". Poi
rivolto all'autore della trasmissione, Fiorello dice: «Magari venisse Nanni
Moretti in trasmissione...».