A fil di rete
Con Fiorello la febbre contagia

Aldo Grasso

Ci sono voluti 30 minuti almeno perché Fiorello carburasse. Poi è arrivato Antonello Venditti e l'ex re del Karaoke si è sciolto, ha cominciato a cantare e recitare con maggiore spigliatezza, lo spettacolo ha preso quota; alla fine il pubblico presen te in sala avrebbe fatto qualunque cosa, perfino cantato la marcia dell'Aida pur di assecondare il propio idolo. Certo la prolusione era gravata da strani impacci, alcuni psicologici (sui quali non ci sentiamo d'intervenire), altri tecnici. Ma a ve dere Fiorello penare con un avvio troppo parlato, con un Lello Arena non adatto ad accelerare i tempi (anzi li rallenta, a volte fino all'esasperazione), con un imbarazzante Fabio Testi, c'era da temere il peggio. Poi si è capito, nonostante il perma nere di una sensazione di vaga delusione, che anche le pietre possono cantare all'unisono se stimolate al punto giusto. SALTO DI QUALITA. Fiorello è uno dei rari talenti dello spettacolo; ha una forza così trascinante che è difficile resistergli. Ma sui talenti è disagevole intervenire per convincerli al salto di qualità; la sponsorizzazione di Costanzo è tutta racchiusa in questa sfida, in questo passaggio. A Fiorello non necessitano autori che scrivano battute o scenette; ha invece bisogno di qualcuno che gli sappia disegnare percorsi narrativi, storie da completare con tasselli canori e molta improvvisazione. Per fare un esempio: se «La febbre del venerdì sera» (Canale 5, venerdì, ore 20,40) fosse partita au rebours, a ritroso, avrebbe avuto impatto ed esiti molto più confortanti: prima il coinvolgimento diretto del pubblico in sala (figura vicaria di quello casalingo, 8 milioni 329mila, 30.51% di share), poi il juke box umano, poi, in successione, le vocazioni di Adamo, inteso co me l'interprete de «La notte», il coro dei buttafuori sulle note di «Mamma», il duetto del pugile Damiani con la mamma, Venditti che canta «O mia bella Madonnina». Alla fine avremmo accettato (per saturazione) anche il modesto sketch del saloon. IL GUSTO. Fiorello è grande quando riesce a trasformare le situazioni ma bisogna, appunto, che le situazioni ci siano; nelle partecipazioni ai talk show è irresistibile perché sfrutta un formidabile punto di appoggio, diventa spiazzante rispetto al con testo. La Tv dell'Auditel ha pensato che a un certo momento fosse possibile cancellare gli autori, gli inventori d'idee; in fondo bastava assecondare il gusto del pubblico, che non ama ciò che nasce da riflessione. Così ci troviamo con una Tv priva d'idee o con talenti che non riescono a esprimerle.


fonte: www.corriere.it