MARATONE TV Tra mille apprensioni e timori in entrambi i campi, ieri si sono confrontati gli show festivi del pomeriggio guidati dalla Venier e da Costanzo. Oggi il verdetto dei telespettatori
E' Fiorello l'uomo della domenica

Aldo Grasso

Tanta era l'apprensione, che per l'esordio di «Buona domenica» hanno confezionato tre partenze. Una alle 13.30, quando i quattro protagonisti, Maurizio Costanzo, Paola Barale, Fiorello e Claudio Lippi, si sono presentati in scena per ricevere l'omagg io dei fotografi, come per sottolineare un evento speciale. Poi, dopo i titoli e la pubblicità, è partito un «making off», un blob delle prove, piccola antologia autocelebrativa per darsi la carica. E infine, Costanzo, sempre in registrazione, è cors o a farsi dare la benedizione di Corrado, primo conduttore dei pomeriggi domenicali. Tanta era l'apprensione, che quelli di «Domenica in», per rintuzzare la sfida hanno sentito il bisogno di richiamare Giucas Casella, ignominiosamente epurato dal c ast del programma dopo le trasgressioni dello scorso anno. Sì, sembra incredibile, ma immaginare il pubblico ideale della domenica pomeriggio deve creare non pochi batticuori agli autori delle maratone festive. O non ci si pensa, come fa Fazio, che si rivolge ai suoi simili, oppure si cade senza scampo nella tv gastronomica da torpore postprandiale. C'era dunque ieri molta attenzione per la sfida di Maurizio Costanzo, agitato quest'anno da molte inquietudini: ha scompaginato il suo show serale , si è ora buttato in un'avventura piena di rischi. Si vede che Costanzo vuole investire sul futuro, vuole soprattutto investire su Fiorello, uno dei rari talenti regalatici dal video. E, davvero, Fiorello è il fulcro di «Buona domenica», il fuoco, la forza. Se gira lui, girano tutti. Se gira. Ci ha messo un paio di ore Fiorello prima di ingranare: c'era il gioco da presentare (una di quelle astuzie che servono solo a creare la fedeltà dell'ascolto), c'erano gli ospiti divisi in «contemporanei » (tipo Bonolis o De Filippi) e in «reperti» (tipo Laurito o Kabir Bedi), c'erano le dediche radiofoniche, c'erano i frammenti del «Maurizio Costanzo show». Ma non appena Fiorello è diventato padrone della scena, ed è riuscito a liberarsi in qualche modo delle briglie, è apparso irresistibile: sfonda i tempi e rompe i copioni, ma è una forza della natura. A questo punto, in un andirivieni un po' nevrotico (e meno male che non c'era la serie A di calcio) tra Rai 1 e Canale 5, si è cominciato a delineare con qualche certezza il profilo delle trasmissioni domenicali. Ci sono due grandi modelli che riaffiorano tra non pochi sbigottimenti e messaggi promozionali. La «confessionale» Rai 1 costruisce il suo pomeriggio sull'impronta dilavata de ll'oratorio: al posto del curato c'è Mara Venier, al posto del film c'è un altro spettacolo, ma l'impianto non cambia: i compagnoni, il pretone, gli spettacoloni sgangherati, i travestimentoni. Il «laico» Canale 5 si aggrappa invece al più moderno mo dello del villaggio turistico: e quando lo spettacolo funziona, come con i Nomadi, Fiorello trasforma gli ospiti, li tramuta, fa perdere loro ogni inibizione (Lippi si supera, la Barale si libra). Il paradosso è Costanzo, l'unico cui è difficile cambiare natura, data la sua ben nota impermeabilità. Ma chiedersi perché Costanzo abbia deciso di occupare il video anche la domenica è entrare nel mistero.