Aldo Cazzullo
«Per me la Gdf è sacra. Una cosa di famiglia. Il simbolo dell'onestà»Il presentatore: «Mio padre era finanziere, cacciò un corruttore davanti a noi. Il generale ? Lo conosco, sembra a posto»ROMA — L'ha rifatto: volete Visco o Speciale? E se finisce così anche oggi in Senato, per il governo sono guai. Chiusa la puntata di Viva Radio 2, Fiorello sta per congedarsi quando il cronista del Corriere, profittando di un varco tra il pubblico entusiasta e le ragazze in attesa, gli chiede del sondaggio di lunedì scorso sul caso politico del momento. Fiorello tiene il microfono, fa segno al pubblico di restare seduto, e improvvisa un supplemento di show, stavolta non in diretta. «L'altro giorno non è accaduto nulla di particolare. Non ho voluto intromettermi nell'attualità politica, interferire in una vicenda all'esame del Parlamento, figuriamoci. Semplicemente, mi sono tolto una curiosità personale. Ho chiesto agli ascoltatori in sala se, secondo loro, aveva ragione il viceministro o aveva ragione il generale della Guardia di finanza. Quasi tutti stavano con il generale. Un sondaggio fai-da-te, nulla di scientifico per carità, ma indicativo. Se vuole lo rifacciamo anche oggi». Perché no? «Bene. Allora: alzi la mano chi sta con Visco». Quattro, timide braccia nell'ala sinistra della sala. «Ora alzi la mano chi sta con il generale». Almeno una quarantina. Fiorello sorride: «Signora non alzi entrambe le braccia, lei non sollevi anche le ascelle...». Una ventina preferisce non esprimersi. «L'altra volta era andata anche peggio per Visco. Si vede che la difesa politica avanza». Visco non è già popolarissimo di suo.«In effetti... a giudicare dal campione...». Fiorello mette le mani avanti, fisicamente: «Intendiamoci. Non sto facendo politica. Il mio interesse per questa vicenda nasce anche da una questione privata». Suo padre Nicola Fiorello era appuntato della Guardia di finanza, vero? «Vero. Era nato a Letojanni e assomigliava a Clark Gable. Se n'è andato nel 1990. Morì improvvisamente, a una festa. Per me, la Guardia di finanza è sacra. Una cosa di famiglia. Non è solo un'istituzione: è il simbolo stesso di un valore, il valore dell'onestà. Significa che le tasse bisogna pagarle, e si deve vigilare perché tutti lo facciano, perché la legge sia applicata, l'onestà sia rispettata». Applausi. «Uno dei miei ricordi di bambino è la volta in cui tentarono di corrompere papà. Venne a casa nostra un signore che si presentava come amico. Ma poi offrì denaro in cambio di favori. Mio padre lo mise alla porta. Poi chiamò me, mio fratello, le mie sorelle e ci disse: "Figli miei, quell'uomo voleva fare di me un disonesto. Ma questo non accadrà mai. E non voglio che accada neppure a voi". Ecco, io quell'episodio non lo dimentico». Altri applausi del pubblico. Qualcuno si commuove. Il generale Speciale, tra l'altro, è siciliano come Fiorello. «Non solo. L'ho conosciuto. Proprio sapendo che mio padre era un finanziere, mi invitarono a non so quale anniversario delle Fiamme gialle. Feci il mio spettacolo, poi mi fermai a parlare con il comandante. Mi fece una notevole impressione». «Piccolo», Fiorello fa il segno con il palmo della mano, «ma autorevole», e qui Fiorello assume un cipiglio irreprensibile. La trasmissione ha sforato di venti minuti, c'è da girare uno spot, i collaboratori gli fanno fretta, ma lui tiene a rispondere a un'ultima domanda: «Mi sembra molto difficile che Speciale abbia commesso i fatti che gli vengono addebitati. Non ho nulla contro Visco, non conosco a fondo la vicenda, se non per quanto ho letto sui giornali. Non so come siano andate quelle telefonate, quelle lettere. Tutto può essere. Ma mi sembra difficile. E il suo comportamento di questi giorni mi pare la conferma di una certa dignità». Non è una discesa in campo, e neppure un'invasione. Fiorello bada a non essere interpretato male: la politica è solo una delle fonti d'ispirazione del suo show. Ma da un attore molto amato a sinistra come lui, che tormentò per tutta la campagna elettorale Berlusconi raffigurandolo come «lo smemorato di Cologno», ci si poteva attendere una posizione diversa. Non è la prima volta, del resto, che Fiorello punzecchia la maggioranza. Quando venne Bertinotti, gli fece leggere l'inno di Forza Italia presentandoglielo come una poesia patriottica; il leader di Rifondazione comunista attaccò ispirato «Italia, è tempo di credere, Italia, che siamo tantissimi», e arrivò sino in fondo lamentandosi solo per l'eccesso di erre. Se la cavò meglio Fassino: un ascoltatore gli chiese di raccomandare il figlio cantante alla festa dell'Unità, lui ignaro se la cavò dandogli il numero di cellulare dell'organizzatore. L'imitazione di La Russa — «digiamooo» — è uno dei tormentoni che hanno reso celebre Fiorello (e più umano il luciferino 'Gnazio). Con il Papa e padre Georg è andato avanti parecchio — «Cosa foliono qvesti ciovani qvi sotto? Perché non lasciano in pace cente che lafora?» —, fin quando parve opportuno che smettesse. Ha fatto il verso a Ciampi e a Nanni Moretti (con la voce di Moretti chiamò D'Alema: «Massimo, io e te siamo culo e camicia». «Io sono la camicia» rispose il vicepremier). Storiche le imitazioni di uno scrittore girotondino come Andrea Camilleri e di un berlusconiano della prima ora come Mike Bongiorno. Sa ridere anche di se stesso, come quando dice «il mio unico titolo di studio è il battesimo». E ha saputo raccontare i propri momenti bui. Ieri ha cominciato con Bush, in vista del suo arrivo a Roma: «George ha letto tutti i libri di Moccia. Non gli sono piaciuti. Ma è la prima volta che riesce a leggere un libro per intero dall'inizio alla fine». Inutile chiedergli da che parte stia. «Io non sono politicamente schierato — ha chiuso lo show a sorpresa di ieri —. Sono politicamente scorretto».
fonte: www.corriere.it