CIAK SI GIRA
L'ex re del
karaoke debutta sul grande schermo tra veri diseredati in "Cartoni Animati"
di Sergio Citti
Fiorello: al cinema comincio
dai barboni
Lo showman nel ruolo che fu pensato per Gassman:
recita con una parrucca di capelli rasta e ha sempre
accanto la sorella Catena, diventata sua manager
inventavo romanze per i miei compagni di strada
Sul set fa magie come il protagonista di Miracolo a Milano.
Giovanna Grassi
ROMA Nel cortile erboso della disadorna parrocchia Santa Paola Frassinetti non ci sono le folle dei «karaokisti», ma i camion con i generatori del cinema, qualche cane randagio, povera gente di razze diverse e l'aria umida di Fiumicino. È il set d el primo film del «re del karaoke» e l'allegria serpeggia quando Rosario Fiorello esce dalla roulotte, preceduto dalla sorella Catena, che adesso gli fa da manager. L'ex presentatore televisivo e intrattenitore da piazza indossa già il suo costume di scena nel film «Cartoni animati» prodotto da Francesco Pamphili per la «Morgan Film», diretto e interpretato da Franco Citti e da lui scritto con il fratello Sergio, che sul set è anche il consulente artistico. Senza il suo codino da guru delle pi azze, con una parrucca di capelli rasta e un vecchio cappotto, il neo-attore Fiorello sembra regalare immediatamente allegria. Sorridono tutti, uscendo dai cartoni e dal non lontano «hotel dei barboni», reinventato per il cinema in una fabbrica abban donata. Qui qualcuno ha passato davvero la notte nella realtà del suo quotidiano, come racconta anche la storia della nuova favola realistica dei Citti. Si aggira in questo scenario anche l'attrice Domiziana Giordano che, dietro le quinte di questo f ilm, realizzerà un documentario. «Siamo nel diseredato "Villaggio Felice", abitato da emarginati veri e da personaggi affascinanti, ognuno con una sua caratteristica di comica e magica poesia», anticipa Fiorello. Oltre a lui, co-protagonista con Franco Citti e con Elide Melli, non ci sono attori professionisti nel film fotografato da Felice De Maria, dal costo di due miliardi e mezzo e che sarà pronto per settembre. Gli attori sono comparse, emarginati veri e la Roma multirazziale di oggi. Spiega Sergio Citti: «Il ruolo di Fiorello, quando il film ancora si intitolava "Peppe non ama Maria", doveva essere interpretato da Vittorio Gassman, che poi ci ha detto di avere altri impegni. Non importa: il nuovo attore sembra fatto per una delle nostre favole scellerate popolate da magi randagi. Al Villaggio Felice, i destini si incrociano in una vena di autentica solidarietà, come un tempo accadeva nelle borgate. «L'atmosfera - continua il regista - cambia quando una multinazionale giappo nese, interessata all'immobile, dove vivono i personaggi e dove intende costruire un centro commerciale, regala a ciascuno degli abitanti una casa e...». «A quel punto arrivo di nuovo io, l'imbonitore Salvatore - dice Fiorello - quasi un pifferaio magico, che segue e insegue tutta la storia di questi cittadini figli di un Dio minore. Sono il nipote di quel Totò, il protagonista di "Miracolo a Milano" diretto da De Sica che un giorno, non solo sullo schermo, ma anche nelle platee di tanti cinem a, aveva fatto volare sulle scope una masnada di poverelli nel cielo di Milano. Spero di fare lo stesso, con le mie boccette magiche!». Dalla tasca del suo cappottaccio, disegnato dall costumista e scenografo Mario Ambrosino, Fiorello estrae flacon i d'acqua azzurra e verde mentre, con un applauso, arriva Elide Melli vestita da sposa. «È l'unico abito che indossa nel film, dall'inizio alla fine - ride Fiorello -. Prima è candido e via via diventa lacero. La donna, fors'anche grazie ai miei in nocui sortilegi, riuscirà alla fine a sposare il suo Franco Citti. Lo aveva incontrato in un cimitero, all'indomani della morte del suo vero fidanzato. Lui stava dormendo tra le tombe e lei lo aveva eletto "reincarnazione dell'amato defunto" e lo ave va seguito nel "Villaggio Felice". «Avevo rifiutato sino a ieri ogni offerta cinematografica - spiega - perché non volevo prendere parte a qualche film "da vacanze ai Tropici" o fare il cinema solo perché "ero diventato famoso". Ma la sceneggiatura di Franco e Sergio, che si avvarrà della musica di Morricone e dove io non canto mai, mi ha conquistato e riportato alla mia infanzia da ragazzo di strada, che inventava romanze per i suoi compagni e che, poi, colpito dal successo, era diventato una sorta di "cartone animato" con codino, giacca gialla e canzoni da "buona domenica"». Considera serio: «Il film è stato un regalo inaspettato a 37 anni anche se, prima del successo, quando facevo il muratore in Sicilia o l'intrattenitore nei villag gi turistici, la vita è sempre stata bella e sorprendente per me e con me». Aggiunge pensieroso: «Forse si è avverata una profezia di Aldo Grasso, il critico televisivo che un giorno scrisse: "Sembra un attore pasoliniano". La verità è che Sergio, Franco ed io veniamo dallo stesso mondo: loro sono nati a Torpignattara, ma io sono cresciuto, figlio di un sottufficiale, nelle strade del mio paese. Spesso, ritornando a casa dopo una faticosissima giornata di riprese, mi ripeto una battuta del film, che amo molto. Quando Elide in abito da sposa incontra Franco, gli dice "Lieta" e lui risponde "Fortunato". I due personaggi si chiamano così da quel momento e insegnano al pubblico a stare allegri, anche se il presente è difficile. E sono io, Salvatore, a governare ancora una volta, sempre senza karaoke, l'incantesimo del gioco».