Fiorello ad Arezzo - una serata davvero speciale

Stabilito che l’intrattenimento puro, senza pretese, ha una sua dignità ed un suo appeal, si può dire che lo spettacolo di Fiorello in vari punti raggiunge i massimi livelli del genere.
Il palco sul tipo di quello del compianto Arezzo Wave, otto schermi giganti indipendenti, luci complesse e straordinarie, coreografie studiatissime e quattordici musicisti in scena, fanno di questo teorico one man show uno spettacolo completo tagliato su misura per Fiorello.
L’eclettico per eccellenza ha intrattenuto i circa 4000 presenti senza mai superare il limite del buongusto e come al solito mostrando una capacità di improvvisazione davvero notevolissima.
Si è trattato di uno spettacolo di varietà che pur strizzando l’occhio agli anni sessanta (scenografia, coreografie e qualche canzone), ha saputo fondere mirabilmente passaggi classici e moderni.

L’interazione iniziale con il pubblico, davvero esilarante; le parti di collegamento tra un numero e l’altro, gestite con genialità; il coinvolgimento di ospiti filmati come Bublé e vari ballerini, ma anche lo stesso Fiorello in veste swing, sono le parti migliori di due ore di spettacolo vero e coinvolgente. All’uscita abbiamo raccolto soltanto commenti positivi.

Ogni volta che Fiorello è spontaneo diventa letteralmente irresistibile, ma anche tra i binari dell’ottima regia di Solari se la cava bene.
E’ certamente vero che siamo di fronte ad uno dei migliori improvvisatori televisivo-radiofonici (e in questo momento anche teatrali) che ha la capacità di coinvolgere il pubblico sostituendo due ore di vita dura e stressante con la leggiadria di un folletto incontrollabile, incontenibile.
Nei passaggi più felici, quelli meno progettati, Fiorello si avvicina al miglior Benigni.
Mai banale e spesso animalescamente geniale, sa catturare l’attenzione con autentico trasporto. E’ l’entusiasmo che mantiene dopo due anni di repliche, la forza principale di questo ex ragazzo siciliano.

Pur mantenendosi ad un livello notevole, le parti “scritte” appaiono meno entusiasmanti del resto.
E’ il gioco con il pubblico e con i cantanti del gruppo ad entusiasmare di più, insieme alle parti narrative, nelle quali Fiorello racconta passaggi della propria vita siciliana.
Anche le ormai classiche imitazioni sono fatte con originale eleganza e senza lasciare spazio al già visto.
Quando poi prende in giro il ballerino di flamenco Cortez, Fiorello ci pare raggiungere in assoluto il punto più alto di uno spettacolo oltremodo divertente.

Gianni Brunacci