Simona e Fiorello crescono

Aldo Grasso

La seconda edizione di «Matricole» (Italia 1, martedì ore 20.50) manda alcuni segnali importanti. Che Simona Ventura è ormai pronta per un programma di rilievo (magari sportivo, magari la domenica sera): ha smesso di credersi una giornalista ed è diventata una vera soubrette. Che Rosario Fiorello è più bravo di Amadeus e dà il meglio di sé, spiace constatarlo, lontano dal padre putativo Maurizio Costanzo. Fiorello è un cavallo pazzo: lui non è in grado di valorizzare gli altri, ha bisogno però che gli altri, dagli autori alla partner, lavorino sodo per valorizzare lui. Che «Matricole» sta in piedi, benché sia solo al secondo anno di vita, non più per i fondi di magazzino che ricicla ma per l'impianto stesso della trasmissione. E infatti i due conduttori hanno l'aria di divertirsi: sono riusciti persino a smuovere un «padre del video» come Mike Bongiorno, a pungolarlo nel suo orgoglio (ha sgridato un indolente Paolo Bonolis perché cercava solo di rubargli la scena), a farlo inorridire davanti a un vecchio film di Guido Leoni, «Oh, mia bella matrigna», in cui Sabina Ciuffini appariva bella biotta da capo a piedi (o quasi). Il programma, a differenza della prima edizione, interminabile spot di chirurgia estetica, funziona non tanto per la sfilata di starlet «quando erano sfigatine», come dice Simona, quanto piuttosto perché i reperti, questi punti esclamativi umani, esaltano con briosità la scansione del programma. Non sono più i corpi acerbi e irriconoscibili di Maria Teresa R uta, di Melba Ruffo, di Valeria Marini, di Roberta Capua, di Laura Ravegnini, di Alessia Marcuzzi a creare interesse morboso quanto i medesimi corpi a farsi miraggio del passato, lieve brivido funebre. Nel corpo di ieri, nello spirito d'oggi.