Lunghissime file all'ingresso dello stadio comunale di Spoleto per lo show di Rosario Tindaro Fiorello, più semplicemente Fiore, insomma Fiorello.
Sono in molti a tentare di procurarsi il famoso biglietto "last minute".
Stadio ovviamente stracolmo e pubblico di tutte le età.
Lo spettacolo inizia con un po' di ritardo, a causa dell'incidente che nel pomeriggio che ha bloccato la Flaminia.
Per ingannare l'attesa Rosario si scalda improvvisando dei mini show ai danni di persone scelte a caso tra il pubblico. Con l'occasione viene fuori che tra i suoi infiniti talenti - e linguaggi - ci sono anche i dialetti della zona.
In programma è il celebre VOLEVO FARE IL BALLERINO ... E NON SOLO!
Lo porta in tournée da circa due anni e dice che alcuni sketch cominciano a stancarlo.
Parla della sua passione per la danza frustrata dal padre, appuntato della guardia di finanza. Racconta di quando finalmente un giorno si decide al gran passo e si presenta da suo padre con gli scaldamuscoli rosa.
Il genitore gli dice "Che minchia vuoi..." e lui "papà voglio fare il ballerino". Storia vera.
In Sicilia la vita è dura per un ragazzo che si chiama Fiorello, figuriamoci poi se vuole fare il ballerino.
Una dolorosa rinuncia, indubbiamente. Ma Fiorello è Fiorello. Non solo è in grado di cantare come chiunque (compresi i cantautori francesi), ma balla - dicono - meglio di Cortes.
Durante tutto lo show un fuoco micidiale di battute sul Festival dei due Mondi e sulla cultura snob. Poi il suo cavallo di battaglia, l'imitazione di Camilleri.
Alla fine rivela il vero motivo per cui non ha fatto il ballerino (altro che il padre) ... ragazzi, dove vi cade l'occhio quando vedete uno a torso nudo con le scarpe da ballerino e la calzamaglia da ballerino? Ecco, non l'ho fatto per questo. Il pubblico ride fino alle lacrime, che però si gelano, perché nel frattempo la temperatura allo stadio comunale è scesa a livelli da stadio del ghiaccio. I più deboli, quelli che magari hanno già un inizio di influenza, abbandonano il campo, e alcune file si svuotano.
I più temprati resistono.
Grande coro finale per ricordare Luciano Pavarotti, poi gli applausi e tutti a casa. La fila delle auto e dei pullman è davvero da stadio.
roc/scc