Sanremo, Baudo "contro" Fiorello

«Miei cari amici vicini e lontani» e parte la 52ma edizione con i venti "campioni". Sul palco anche Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere

Dalla rottura degli schemi di Fiorello al presentatore "vetero-contemporaneo", «Miei cari amici vicini e lontani» dice Pippo Baudo, affidando l'inattesa emozione del suo ritorno alla frase simbolo del Festival del Grazie dei fior del compianto Nunzio Filogamo. È sembrato davvero un Pippo Baudo cambiato quello che ha lasciato a un Fiorello in stato di grazia i primi minuti dell'edizione del suo ritorno, che per lui è una vittoria professionale. Una volta scattato il sipario meccanico della scenografia di Gaetano Castelli, che dispone le sezioni dell'orchestra alle distanze di due portieri di calcio, Pippo Baudo è tornato il presentatore del Sanremo più professionalmente tradizionale e rassicurante che la televisione di oggi può proporre. «Bisogna innovare, certo, bisogna innovare, ma ho tradito le aspettative per quanto riguarda le presentatrici, che quest'anno sono due italiane, la bionda e la bruna», ha detto Pippo Baudo prima di introdurre Manuela Arcuri e Vittoria Belvedere, le due protagoniste femminili di questo Festival. La Arcuri ha intenerito, per la paura dimostrata nel percorrere il palco dell'Ariston. La Belvedere è sembrata addirittura spaventata, anche se sollevata dal non dover scendere la scala, che per consuetudine hanno dovuto affrontare le sue colleghe delle stagioni precedenti.
Il compito di aprire la gara, che questa sera vedeva in scena i 20 "Campioni", è toccato ai Gazosa con Ogni giorno di più. Poi Ora che ho bisogno di te, il duetto tra Fausto Leali e Luisa Corna che sembra pescato dal piano-bar più elegante, e trova nel fascino dell'interprete femminile il suo punto di maggior interesse. Lacrime dalla luna difficilmente riporterà Gianluca Grignani sulla cresta dell'onda; mentre Casa mia è un sorprendente passo falso dei Timoria. Gino Paoli è uno dei nomi sui quali punta questa edizione per garantire la qualità: Un altro amore è pescato nel più recente repertorio melodico di questo personaggio storico della canzone italiana. Secondo la tradizione della diretta televisiva c'è stato un piccolo inconveniente: la rottura della corda della chitarra di un orchestrale. Come avevano già fatto vedere alle prove di lunedì, le Lollipop non sono ancora pronte per affrontare un palcoscenico così impegnativo come quello di Sanremo. Batte forte è un candidato ideale a entrare nel repertorio della satira festivaliera. Alessandro Safina invece ha tutto per diventare un personaggio di successo: con il fascino di «George Clooney», come ha detto Manuela Arcuri, ha già alle spalle un'esperienza felice come quella di Moulin rouge, uno dei più bei film di quest'anno, pluricandidato all'Oscar, e ha la fortuna di essere arrivato a Sanremo nel momento in cui personaggi come Andrea Bocelli hanno trasformato i tenori in star. Del perduto amore è una romanza pop che potrebbe arrivare sul podio. Messaggio d'amore conferma l'abilità melodica dei Matia Bazar, ma la cantante non riesce a superare un'impressione di assoluta freddezza.
Enrico Ruggeri è arrivato sul palco dopo Fiorello, a conferma che il suo intervento era stato studiato. Inevitabile il riferimento alla rilettura di se stesso alla quale aveva assistito insieme al pubblico. Primavera a Sarajevo è un brano studiato per rinsaldare il rapporto tra Ruggeri e la critica che storicamente a Sanremo dimostra di gradire particolarmente le composizioni che ricordano Kurt Weill. L'esibizione trionfale di Fiorello, coinvolgente, originalissimo, davvero una benedizione per questo Festival. La sua rilettura in siciliano di Si può dare di più, aiutata dagli espedienti tecnici della regia di Gino Landi, è uno dei momenti più divertenti del Festival degli ultimi anni, e meritato è stato l'applauso dell'Ariston e della sala stampa.