Dalla rottura degli schemi di Fiorello al
presentatore "vetero-contemporaneo", «Miei cari amici vicini e
lontani» dice Pippo Baudo, affidando l'inattesa emozione del suo ritorno alla
frase simbolo del Festival del Grazie dei fior del compianto Nunzio Filogamo. È
sembrato davvero un Pippo Baudo cambiato quello che ha lasciato a un Fiorello in
stato di grazia i primi minuti dell'edizione del suo ritorno, che per lui è una
vittoria professionale. Una volta scattato il sipario meccanico della
scenografia di Gaetano Castelli, che dispone le sezioni dell'orchestra alle
distanze di due portieri di calcio, Pippo Baudo è tornato il presentatore del
Sanremo più professionalmente tradizionale e rassicurante che la televisione di
oggi può proporre. «Bisogna
innovare, certo, bisogna innovare, ma ho tradito le aspettative per quanto
riguarda le presentatrici, che quest'anno sono due italiane, la bionda e la
bruna», ha detto Pippo Baudo prima di introdurre Manuela Arcuri e Vittoria
Belvedere, le due protagoniste femminili di questo Festival. La Arcuri ha
intenerito, per la paura dimostrata nel percorrere il palco dell'Ariston. La
Belvedere è sembrata addirittura spaventata, anche se sollevata dal non dover
scendere la scala, che per consuetudine hanno dovuto affrontare le sue colleghe
delle stagioni precedenti.
Il compito di aprire la gara, che questa sera vedeva in scena i 20
"Campioni", è toccato ai Gazosa con Ogni giorno di più. Poi Ora che
ho bisogno di te, il duetto tra Fausto Leali e Luisa Corna che sembra pescato
dal piano-bar più elegante, e trova nel fascino dell'interprete femminile il
suo punto di maggior interesse. Lacrime dalla luna difficilmente riporterà
Gianluca Grignani sulla cresta dell'onda; mentre Casa mia è un sorprendente
passo falso dei Timoria. Gino Paoli è uno dei nomi sui quali punta questa
edizione per garantire la qualità: Un altro amore è pescato nel più recente
repertorio melodico di questo personaggio storico della canzone italiana.
Secondo la tradizione della diretta televisiva c'è stato un piccolo
inconveniente: la rottura della corda della chitarra di un orchestrale. Come
avevano già fatto vedere alle prove di lunedì, le Lollipop non sono ancora
pronte per affrontare un palcoscenico così impegnativo come quello di Sanremo.
Batte forte è un candidato ideale a entrare nel repertorio della satira
festivaliera. Alessandro Safina invece ha tutto per diventare un personaggio di
successo: con il fascino di «George Clooney», come ha detto Manuela Arcuri, ha
già alle spalle un'esperienza felice come quella di Moulin rouge, uno dei più
bei film di quest'anno, pluricandidato all'Oscar, e ha la fortuna di essere
arrivato a Sanremo nel momento in cui personaggi come Andrea Bocelli hanno
trasformato i tenori in star. Del perduto amore è una romanza pop che potrebbe
arrivare sul podio. Messaggio d'amore conferma l'abilità melodica dei Matia
Bazar, ma la cantante non riesce a superare un'impressione di assoluta freddezza.
Enrico
Ruggeri è arrivato sul palco dopo Fiorello, a conferma che il suo intervento
era stato studiato. Inevitabile
il riferimento alla rilettura di se stesso alla quale aveva assistito insieme al
pubblico. Primavera a Sarajevo è un brano studiato per rinsaldare il rapporto
tra Ruggeri e la critica che storicamente a Sanremo dimostra di gradire
particolarmente le composizioni che ricordano Kurt Weill. L'esibizione trionfale
di Fiorello, coinvolgente, originalissimo, davvero una benedizione per questo
Festival. La sua rilettura in siciliano di Si può dare di più, aiutata dagli
espedienti tecnici della regia di Gino Landi, è uno dei momenti più divertenti
del Festival degli ultimi anni, e meritato è stato l'applauso dell'Ariston e
della sala stampa.